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Benvenuti nel blog di Antonio e Roberto Tartaglione. Oltre a fotografare cerchiamo quando possibile di ragionare su argomenti che ci stanno a cuore.

Di che colore è il Tricolore?

foto: fratelli Tartaglione - il porto di Trani

Mi presento, sono Alessandro Bernardi e mi occupo professionalmente di correzione del colore e post-produzione digitale dell’immagine.

In questo articolo vorrei riprendere un argomento interessante di cui si è occupato Roberto Tartaglione in un precedente post che tratttava di questioni spesso sottovalutate.

Una doverosa premessa: le tecniche che leggerete di seguito provengono da un docente di eccezionale caratura, Dan Margulis, del quale sia io che Roberto siamo stati allievi più volte e che ha contribuito più di chiunque altro a sviluppare una materia difficile ma necessaria come la correzione del colore. Basti pensare che è considerato internazionalmente come il padre della correzione del colore in Photoshop.

Cominciamo da un semplice quesito: di che colore è il Tricolore?

La risposta è ovvia per qualunque italiano: verde, bianco e rosso.
Ma se alla stessa persona provate a chiedere esattamente di che tipo di verde, bianco e rosso si tratta, probabilmente non saprà rispondervi.

Sappiamo tutti benissimo quali sono i colori della nostra bandiera, ma soltanto pochi di noi credo che riescano a definirli secondo dei riferimenti precisi. Per fortuna, almeno per il Tricolore, le tre fasce colorate sono state codificate secondo un standard di riferimento dal Consiglio dei Ministri in un apposito decreto.

Lo standard indicato è la scala internazionale Pantone per il settore tessile e i colori sono:

VERDE: Pantone 17-6153TCX Fern Green
BIANCO: Pantone 11-0601TCX Bright White
ROSSO: Pantone 18-1662TCX Flame Scarlet

I colori pantone ufficiali del tricolore

La specifica ufficiale dei Pantone dei colori della bandiera italiana.

Purtroppo tale definizione è molto utile per chiunque debba stampare una bandiera italiana su un tessuto, ma per chiunque altro può risultare alquanto aleatoria.
Tanto per fare un esempio, nella tabella estrapolata dal decreto ministeriale pubblicata su Wikipedia, vengono specificati anche i valori RGB, CMYK, HSV, esadecimali, ecc. Purtroppo nessuno di questi valori consente di determinare in modo certo e assoluto, tranne per il settore tessile, di che colori si tratta effettivamente. Vediamo perché.

Prendiamo ad esempio i valori RGB indicati su Wikipedia: per il verde sono R:000 G:146 B:070, per il bianco sono R:241 G:242 B:241 e per il rosso sono R:206 G:043 B:055.

I valori RGB dei colori della bandiera italiana come appaiono su Wikipedia.

Questi valori esprimono in maniera approssimativa il colore perché non dichiarano a quale spazio colore RGB si riferiscono, il che, in un file RGB, equivale a dire che il sole di mezzogiorno è più o meno giallo senza aggiungere ulteriori dettagli. Assunto quindi che questo è il problema, vediamo come poterlo risolvere in maniera efficace per creare un’ipotetica bandiera in Adobe Photoshop.

L’importanza di conoscere lo spazio colore RGB di riferimento è una conditio sine qua non, perché la stessa terna di valori numerici produce colori diversi in base allo spazio colore RGB in cui essa viene rappresentata. Nella figura qui sotto potete vedere ad esempio come i valori R:238 G:131 B:35, in uno spazio come l’sRGB producono un certo tipo di arancione, che è po’ più brillante e saturo in uno spazio come l’Adobe RGB e addirittura molto più saturo nel ProPhoto RGB.

Gli stessi valori RGB, in tre spazi colore RGB differenti, producono colori diversi.

In quale modo è allora possibile definire i colori della bandiera italiana? Utilizzando un sistema colore di riferimento assoluto che prescinda da qualunque tecnica di stampa o periferica che dovrà riprodurre tali colori: il metodo colore LAB, o CIE L*a*b.

Nel metodo LAB, ogni colore può essere definito tramite una terna di valori di cui il primo (L) esprime soltanto la luminosità del colore, e gli ultimi due (*a e *b) solo la sua cromaticità intesa sia come saturazione che come tinta. Essendo un modello colore ideale, qualunque colore definito in LAB costituisce un riferimento assoluto e certo, sia esso un Pantone di stampa, tessile, un colore RGB riprodotto da un monitor o CMYK stampato in tipografia. E’ come usare un meta-linguaggio universale in cui una parola è uguale e comprensibile per tutti senza possibilità di fraintendimento.

Quindi, se riusciamo a conoscere le coordinate LAB dei Pantoni tessili della bandiera italiana, grazie ai profili colore RGB potremo convertirli nei colori che ci interessano.

Per fare un parallelo molto calzante, i colori della bandiera americana sono stati definiti secondo vari standard come potete notare nella tabella presa da Wikipedia.

I valori numerici dei colori della bandiera americana sono espressi in LAB oltre che in altri spazi colore.

In questa tabella non si parla ancora di colori Pantone, ma sono presenti i dati LAB con diversi illuminanti (D65 e D50).Inoltre viene dichiarato che i dati RGB si riferiscono allo spazio colore sRGB (anche se il dato non è espresso in maniera classica). Questo modo di definire il colore è sicuramente più preciso, anzi direi che è un dato certo, poiché partendo dalle coordinate LAB di tali colori è possibile operare una conversione in un qualunque spazio colore RGB o CMYK con il minor scarto possibile.

Tornando al Tricolore, la soluzione del problema risiede quindi nel trovare le coordinate LAB dei Pantoni tessili. Una volta conosciute tali coordinate, potremo determinarne una conversione corretta in RGB.

Purtroppo, le coordinate LAB dei Pantoni tessili non sono accessibili pubblicamente in quanto la Pantone le rilascia come singoli dati spettrali solo a chi ha acquistato una delle librerie tessili, le quali sono piuttosto costose. Ma, per fortuna, esiste anche un altro metodo, alquanto inconsueto, per conoscerli.

Le schermate dell'applicazione My Pantone per iPhone.

Per chiunque possieda un iPhone o un iPod Touch (ma dovrebbe funzionare anche su iPad), la Pantone ha creato un’applicazione che consente di conoscere le coordinate LAB e i valori RGB (nel software non è specificato, ma, in genere, si riferiscono allo spazio colore sRGB poiché è quello più usato) di diverse librerie.
L’applicazione si chiama myPantone e, al costo di soli 9,99 dollari, ci mette a disposizione oltre alle classiche librerie Formula Guide e le nuove librerie GoeGuide, anche le librerie dei Pantoni tessili.Per ogni libreria selezionata, basta scegliere un colore o digitarne il numero, e l’applicazione mostrerà a pieno schermo il colore scelto con i suoi valori LAB, RGB e HTML. Dopo aver selezionato la libreria Fashion+Home relativa alla stampa su cotone, ecco come appaiono le schermate relative ai tre Pantoni della bandiera italiana.

I valori LAB dei Pantone tessili indicati dall'applicazione myPantone.

La simulazione a video ovviamente non è il massimo, dato che l’iPhone non dispone ancora di uno schermo calibrato o comunque di un profilo colore noto. Il bianco ad esempio, ha in sRGB un valore di R:255 G:242 B:205 (che è un giallino chiaro invece di un bianco appena caldo), però quello che ci interessa è che è possibile estrapolare i valori LAB dei tre colori che sono:

Pantone 17-6153TCX Fern Green – L:49,95 a:-48,73 b:25,85
Pantone 11-0601TCX Bright White – L:96,21 a:-0,44 b:1,61
Pantone 18-1662TCX Flame Scarlet – L:46,65 a:66,98 b:44,36

Ora finalmente possiamo dire con esatta certezza quali sono i colori del Tricolore!

Per poterli ricreare in Photoshop basterà utilizzare dei livelli di Tinta Unita o dei livelli Forma inserendo gli stessi valori LAB e il gioco è fatto!
L’unica accortezza che bisogna usare è che Photoshop non gestisce i valori LAB decimali, quindi bisognerà operare un’approssimazione in base al seguente criterio:

  • i valori decimali da 0 a 49 andranno approssimati al numero intero inferiore (es. 62,01 o 62,49 diventeranno 62)
  • i valori decimali da 50 a 99 andranno invece approssimati al numero intero superiore (es. 62,50 o 62,99 diventeranno 63).

Nel nostro caso i valori diventeranno quindi:
Pantone 17-6153TCX Fern Green – L:50 a:-49 b:26
Pantone 11-0601TCX Bright White – L:96 a:0 b:2
Pantone 18-1662TCX Flame Scarlet – L:47 a:67 b:44

I valori LAB dei colori della bandiera italiana approssimati in Photoshop.

Questi sono i valori che andranno inseriti negli appositi campi del selettore colore di Photoshop come indicato nella figura successiva.

I valori da inserire in Photoshop per ottenere il rosso Pantone 18-1662TCX Flame Scarlet.

Una considerazione importante. Purtroppo, per ragioni legate al gamut ristretto (una descrizione più approfondita la trovate qui) di alcuni spazi colore come l’sRGB, alcuni valori LAB come quello del verde Pantone 17-6153TCX non possono essere riprodotti correttamente e vengono quindi approssimati ulteriormente.

I valori LAB della bandiera italiana vengono ulteriormente approssimati da Photoshop a causa del gamut ristretto dell'sRGB.

In spazi colore RGB più ampi come l’Adobe RGB o il ProPhoto RGB i valori rimangono invece invariati.

In Adobe RGB i valori LAB vengono invece rispettati da Photoshop grazie al gamut più ampio rispetto all'sRGB.

Quindi è importante controllare sempre la lettura dei valori LAB nel pannello delle Info di Photoshop per assicurarsi che siano quelli corretti. Il problema diventa ancora più critico per gli spazi colore CMYK che, come tutti sanno, sono ancora più ristretti rispetto all’RGB. Sta di fatto che, se lo spazio RGB o CMYK in cui state lavorando non riesce ad esprimere i valori LAB che avrete assegnato, non c’è alcuna soluzione a questo problema. Ma, partendo dai valori LAB, riuscirete comunque ad ottenere la massima corrispondenza cromatica possibile tra i colori originali e quelli del vostro file.

La tecnica di assegnare i valori LAB a un oggetto in Photoshop per assicurare la massima precisione dei colori, può essere utilizzata con successo anche in una qualunque immagine fotografica. Quello che è importante, è che i valori LAB che misurerete dovranno essere sempre il più vicino possibili a quelli di riferimento. Nelle figure seguenti ho modificato i valori del Tricolore della foto di apertura di questo articolo per avvicinarli il più possibile a quelli dei Pantoni tessili di riferimento.

I valori LAB della bandiera italiana misurati in Photoshop nella foto originale.

I valori LAB della bandiera italiana corretti in Photoshop per simulare il più possibile quelli ufficiali.

Ovviamente, essendo una fotografia, la tecnica va contestualizzata perché abbiamo della parti della bandiera più luminose di altre, e i punti in cui bisogna campionare il colore devono essere scelti in modo da non essere né troppo chiari né troppo scuri. Ma in termini di “colore”, la cosa più importante è che i valori della A e della B siano quelli di riferimento. Nella percezione del colore, in genere è più accettato uno scarto di luminosità (L) rispetto ad uno di cromaticità (A e B).

E nulla vieta di adottare lo stesso criterio per qualunque immagine in cui un oggetto (un capo di abbigliamento, un packaging, un’automobile ecc.) deve assumere un colore certo come un Pantone o un campione colore fornito da un cliente. Il trucco è sempre lo stesso: conoscere i valori LAB e assegnarli al vostro file in Photoshop.

Le tecniche per ottenere questo tipo di risultati sono svariate e in alcuni casi possono diventare anche un po’ complesse. Per questo, a chiunque sia interessato ad approfondire questo argomento, si consiglia caldamente la visione del video “Voglio quel Colore” che ho realizzato proprio su quest’argomento ed è disponibile gratuitamente sul mio canale Vimeo.

Il video, realizzato in alta definizione e della durata complessiva di circa 90 minuti, è suddiviso in tre parti (alcune delle quali possiedono delle introduzioni “spiritose”) che sono raggiungibili ai seguenti link:

http://vimeo.com/9551410Parte prima: come conoscere le coordinate LAB di un Pantone e assegnarlo ad un’immagine.

http://vimeo.com/9550662Parte seconda: come misurare le coordinate LAB di un campione colore fornito da un cliente e assegnarlo a un’immagine.

http://vimeo.com/9550437Parte terza: i limiti di queste tecniche e le precauzioni da adottare per evitare problemi in fase di stampa.

Da ora in avanti, non solo sappiamo di che colore è il Tricolore, ma sappiamo anche come rappresentarlo correttamente in Photoshop.

Buon lavoro!
Alessandro Bernardi

Jan Lieske, il réportage oltre la cronaca

foto di Jan Lieske - 2 febbraio 2010

A volte l’indagine del fotografo si pone come momento di riflessione anzichè di pura documentazione di avvenimenti di cronaca. Un esempio è il lavoro di questo fotografo tedesco, che si è recato a Rosarno poco dopo gli incidenti dei primi di gennaio 2010. Non ha documentato i fatti di cronaca (uccisioni e ferimenti) ma ha rivolto il suo sguardo al mondo di questi lavoratori, restando con loro giorni interi e fotografandoli con profonda empatia. Le sue foto hanno fatto il giro del mondo e vengono spesso usate negli articoli di approfondimento sull’argomento. Non invecchiano, anzi acquisiscono spessore con il passare del tempo.  Non c’è nulla della Calabria che conosciamo nelle foto di Jan Lieske ma le sue foto ci inducono a riflettere su chi paga il prezzo del nostro sviluppo, che siano i raccoglitori di agrumi che arrivano dall’Africa o i polacchi che raccolgono i pomodori nella piana del Foggiano o ancora i carpentieri rumeni che costruiscono le nostre città. Il lavoro di Lieske è visibile dal 17 giugno al 18 settembre, durante il 7° Festival delle “Promenades Photographiques” a Vendome, Francia. Ricordiamo che era stato anche presentato lo scorso anno al “Lumix Festival per il  Fotogiornalismo” ad Hannover ed aveva vinto il premio della giuria al CDS Porch della Duke University (North Carolina).

Jan Lieske ci ha inviato questo testo e raccomanda caldamente, se possibile, di sostenere i lavoratori immigrati, anche con donazioni (qui trovate il loro sito web):

Noi qui soffriamo – Vicolo cieco a Rosarno “Rosarno è una piccola cittadina in provincia di Reggio Calabria affacciata sul Mediterraneo, conosciuta per la produzione di agrumi, olio d’oliva e vino.  Il 7 gennaio 2010 ha acquisito notorietà per violenti attacchi a sfondo razzista contro i lavoratori immigrati. Nella notte 2000 di loro furono trasferiti in altre parti del paese.  Una volta messi al sicuro furono lasciati soli, senza alcun supporto. Così non hanno avuto altra scelta che tornare indietro e cercare lavoro, ironicamente, presso quelli stessi che li avevano caccciati qualche settimana prima. Le loro condizioni di vita sono inimagginabili. Vivono alla periferia della città, in completa povertà, senza acqua potabile, energia elettrica e cure mediche, completamente abbandonati a se stessi. Tentano di sopravvivere in un ambiente che non ha niente a che vedere con il loro Sogno Europeo ma ricorda fortemente la situazione da cui erano fuggiti. Ogni mattina alle 7.00 si piazzano agli incroci per ore e ore, aspettando disperatamente una offerta di lavoro, magari un giorno intero di raccolta pagato non più di 25,00 euro. Se e quando saranno pagati è affidato al totale arbitrio dei coltivatori.  Il sogno di una vita migliore nella ricca  Europa è sparito da tempo, ha ceduto il posto alla diperazione. Gli immigrati di Rosarno sono condannati a morire in Europa non avendo nè le capacità e i mezzi finanziari per andare altrove nè la volontà di ritornare da dove provengono.”

foto di Jan Lieske

Stanza con vista: workshops nel cuore della Lucania

in copertina sul sito TVFL: Banda Sacchetiello, Carcere di Melfi. Albumina, primi anni Sessanta (© Museo Nazionale di San Martino, Napoli)

Abbiamo appena individuato questa bella realtà che ha sede nel parco di Gallipoli Cognato, che comprende le Dolomiti Lucane, in una delle zone più suggestive della Regione Basilicata. Si chiama “The view from Lucania”  ed organizza stages di cinema e di fotografia, generalmente della durata di una settimana.

I workshops di fotografia sono interessanti e le quote comprendono anche il vitto e l’alloggio. Non hanno avuto grossa diffusione sui tradizionali canali fotografici perciò ne parlo volentieri. Tra gli autori che tengono i workshops segnalo Francesco Radino e Filippo Romano, di cui abbiamo recentemente parlato qui.

Luce parassita o luce divina ? “the Tree of Life” ed il controluce


dal trailer del film "the Tree of Life", regia di Terrence Malick, direzione di fotografia di Emanuel "Chivo" Lubezki. (clicca sulla foto per vedere il trailer italiano)

Il cinema è da sempre per me un grande maestro … spesso è possibile osservare scelte fotografiche che sono possibili solo all’interno di una attività complessa, che consente e richiede un lavoro di squadra e mezzi tecnici che spesso il fotografo non ha a disposizione. Normalmente la luce parassita è luce diretta che entra nell’obbiettivo e danneggia l’immagine principale. Ciò avviene quando si inquadrano fonti di luce e normalmente si evita con il paraluce o le bandiere . Ma ogni regola può essere sovvertita e in questo film la luce parassita nei controluce (“flare = riflesso interno non desiderato all’interno di un obbiettivo o corpo macchina”) provoca degli effetti visivamente intriganti e sopratutto perfettamente integrati con il “mood” della narrazione. Il film è girato praticamente tutto in controluce, e spesso con luce in macchina, cosa che generalmente si evita. Ovviamente Lubezki ha fatto in modo, probabilmente con la post produzione digitale, di avere un’immagine incisa e contrastata anche in queste condizioni.    (se qualcuno vuole divertirsi a confrontares i flares di svariati obbiettivi può utilizzare questo sito, ovviamente per valutare il riflesso interno la superficie della lente anteriore deve essere perfettamente pulita). “The Tree of Life” (vincitore della Palma d’Oro a Cannes a maggio) sta facendo molto discutere. Al di là della complessità della trama, che è semplicemente, secondo me, un pretesto per farci immergere in situazioni in continuo mutamento (come appunto la vita, anche quando è apparentemente già tutta prevedibile) la forza visuale del film è sconvolgente. Sono rimasto per oltre due ore incollato alla sedia, doppiamente interessato come padre e come fotografo. E’ evidente un approccio nuovo alla direzione di fotografia, come dice  Emanuel “Chivo” Lubezki in una intervista a 24 frames, rubrica del Los Angeles Times. Girare con Malick è stata una esperienza unica, racconta l’Autore, che sovverte tutte le convenzioni del genere “Gli attori stanno recitando il dialogo, ma Terry non è interessato al dialogo … Così loro parlano e noi riprendiamo un riflesso, il vento, il riquadro di una finestra, e quando finalmente andiamo in panoramica su di loro il dialogo è finito …”

Una notazione curiosa: nella Cineteca di Bologna il film è stato proiettato a rulli invertiti (cioè la seconda parte prima della prima parte) e ci sono voluti 9 giorni per accorgersene ! Per finire: il trailer inglese ha un montaggio diverso dopo i primi 20 secondi circa, lo potete vedere qui

A proposito di nucleare, due progetti su Chernobyl a confronto.

foto di Gerd Ludwig (da: "L'ombra lunga di Chernobil")

foto di Rudiger Lubricht (da "I luoghi perduti, le vite interrotte")

Vorrei parlare di due progetti fotografici che vengono sviluppati da autori tedeschi… permettono di confrontare due approcci fotografici (in realtà abbastanza simili) ad un tema che ci riguarda da vicino: le conseguenze di un incidente ad una centrale nucleare. (tra l’altro hanno appena pubblicato su twitter la notizia che la Cassazione ha dato il via libero al referendum !)

Gerd Ludwig espone 56 grandi stampe nell’ambito di Horizonte, il festival fotografico dedicato all’ambiente che si svolge in questi giorni a Zinst , nel nord della Germania. (fino al 15 giugno). Il titolo della bella mostra è “L’ombra lunga di Chernobyl“. Ludwig ha scritto: “Mentre commemoriamo il 25 anniversario dell’incidente di Chernobyl, alla luce anche dell’incidente di Fukushima, è importante ricordare che la potenza del nucleare ha conseguenze, per noi e per il nostro ambiente, per i secoli a venire” (fonte: Lettre de la photographie del 26 maggio 2011).Un altro fotografo tedesco, Rudiger Lubricht, ha appena esposto, invece, a Berlino, presso la Willy Brand Haus, alcune fotografie che fanno parte di un progetto: I luoghi perduti, le vite interrotte, che riguarda sempre l’incidente di Chernobyl.

Gerd Ludwig si è occupato a lungo di Russia, ed ha condotto il reportage su Chernobyl in maniera esemplare, seguendo sia l’evento (l’incidente, avvicinandosi in maniera paurosa al cuore del rettore), sia le fasi successive di messa in sicurezza e di trasferimento della popolazione, sia, ora, in occasione del 25 anniversario, documentando la situazione attuale del territorio e dei sopravissuti. Ha usufruito anche di sponsorizzazioni e donazioni spontanee che gli hanno consentito di portare avanti il suo lavoro. Anche Rudiger Lubricht si è dimostrato in grado di seguire un progetto di lungo respiro, infatti dal 2003 ha viaggiato parecchie volte sia in Ukraina che in Bielorussia. Ha pubblicato un libro che può essere acquistato oppure sfogliato on line.

Trovo interessante confrontare i loro sguardi, in realtà non molto dissimili tra loro, sfogliando le immagini sui loro siti. La tecnica (colore) è simile, ed anche il mescolare veri e propri ritratti con fotografie di luoghi, a comporre un quadro complessivo che può essere compreso solo nel tempo. Lavorare su un progetto che si estende su parecchi anni, e avere la possibilità di raccontare modificazioni storiche del nostro tempo, mi sembra un bel modo per il fotografo per proporsi come intellettuale a tutto tondo, oltre che testimone (spesso in prima fila) degli eventi !

MIA: Milan Image Art Fair

lo stand di Photographica Fine Art Gallery (Lugano, Svizzera) al MIA appena concluso

Una grande kermesse fotografica al SuperstudioPiù di via Tortona a Milano, per il MIA, Milan Image Art Fair dal 12 al 15 Maggio. Cinque padiglioni dedicati a tutti gli aspetti dell’arte della fotografia e alla sua proposizione come medium artistico con  piena autonomia concettuale e commerciale rispetto alle “arti” tradizionali. In questa primo edizione, che però si propone come uno dei più significativi appuntamenti dedicati alla fotografia nel nostro paese, è possibile incontrare oltre 200 operatori del settore tra gallerie, artisti, fotolaboratori, case editrici, archivi e scuole, e vedere immagini ormai classiche come quelle di Ghirri, Giacomelli, Scianna, Migliori, Friedlander, Chiaramonte ma anche di più giovani ma già quotati artitsti.Il format della fiera richiede che ciascuno stand sia monotematico, cioè dedicato ad un solo artista. E’ così possibile godere di vere e proprie piccole rassegne personali. E’ inoltre possibile partecipare al MIA anche come fotografi “free lance”: una sezione, Proposta MIA, è infatti dedicata a coloro che, pur non sponsorizzati da una galleria ufficiale, desiderano confrontarsi con il pubblico. Il costo del padiglione è nettamente ridotto per questi espositori, che hanno la possibilità di usare il volano della fiera per essere presi in considerazione dalle gallerie e dal pubblico dei collezionisti.

Il target della fiera è il mercato del collezionismo che in Italia è ancora timoroso e titubante, a differenza degli altri paesi europei e degli Stati Uniti, dove la fotografia raggiunge anche in asta quotazioni milionarie. “In Italia il pubblico ritiene ancora la fotografia un mezzo artistico seriale e ripetitivo – ci dice Marco Antonetto dell’importante Photographica Fine Art Gallery di Lugano che presenta tra gli altri Ghirri e Lee Friedlander – ancor peggio della serigrafia o litografia. In realtà la fotografia d’arte propone ormai lo stesso controllo sulla tiratura e sulla qualità delle stampe delle altre forme di grafica. Per quanto riguarda le fotografie “vintage” cioè d’epoca, è ormai chiaro che la loro rarità, dovuta al non apprezzamento coevo e quindi alla loro deperibilità all’epoca della produzione, ne fa opere destinate a sicuri e costanti aumenti di valore”.

Tornando alle immagini viste in fiera, quello che ci ha colpito è la grande abbondanza di offerta che quasi saturava la vista. Qualche quotazione: Capri (1981) di Ghirri, la famosa immagine, in edizione di 30 copie è stata venduta per 7000 euro, mentre un enorme Giacomelli vintage su carta ai sali d’argento misura circa 100 x 70 è quotato 15000 euro. Tra i tanti che mi hanno colpito Patrizia Della Porta, rappresentata dalla Progettoarte-elm con rigorosi e puliti B/N che sfruttano e mettono in luce geometrie nette e rigorose tratte da vedute di musei d’arte contemporanea. Alcune sue immagini sono state acquisite dalla National Gallery di Washington DC. Quotazioni per un 24 x 30 tirato in 20 esemplari: 3-4000 euro. Francesco Radino, presentato dalla prestigiosa galleria Forma di Milano, assieme a Massimo Siragusa, con le sue belle foto B/N degli anni ottanta che propongono il paesaggio italiana con un taglio curioso ma pulito. Paul Thorel, nome già noto come uno dei primi sperimentatori della contaminazione informatica dell’immagine, che espone fotografie di grande formato, in genere pezzi unici, con prezzi sui 5000 euro. Sempre su questo tema tecnologico-informatico, Bruno Sorlini della Contemporary Arts di Maurer Zilioli porta suoi video su DVD o Blue Ray, accompagnati da colonne sonore originali, in piccola tiratura (6-10 copie) a 4000 euro: immagini tratte da essi a 3500  euro ed inoltre il curioso servizio offerto dalla galleria di stampare fermo-immagine tratte dagli stessi video, quasi a trasformare la fotografia in una scelta unica e singolare del fruitore. Giacomo Giannini, rappresentato dalla Paola Sosio Temporary Art Gallery, porta delle grandi immagini deivate da una serie di diapositive aeree in cui i paesaggi e l’intervento umano sul terreno assumono una cifra grafica di straniamento dal significato originario della ripresa (serie “Isle of View” 1987-1992). Similmente Gabor Kerekes, della Nessim Gallery di Budapest presenta splendide fotografie B/N ottenute da manipolazioni di immagini satellitari ed una serie di fotografie di particolari dell’esposizione di musei di storia naturale intitolate Alchimie. Taglio molto classico, effetti di grande interesse ottenuti con tecniche manuali anche antiche. Prezzi sui 2000 euro. Sconvolgenti le grandi immagini di Alberto Petrò di Oredaria Arti Contemporanee che riesce a ricreare l’immaginario di Francis Bacon, che cita in modo palese. Le foto sono ottenute con doppie esposizioni e illuminazioni con luce puntiforme per cui il soggetto appare destrutturato e scarnificato. Tutte le operazioni di riproduzione e stampa sono effettuate manualmente su carta baritata con tirature di 5 al prezzo di 8000 euro che però non sembra eccessivo visto il lavoro impiegato e l’effetto ottenuto. Raffaela Mariniello dello Studio Trisorio di Napoli presenta alcune sue immagini storiche come la foto dei barchini dei contrabbandieri nel porto di Bagnoli e nuove reinterpetazioni di Napoli un po’ sognanti e romantiche ma di bell’effetto anche con il sistema delle light box. La galleria Camera21 di Roma ha portato le fotografie di Tony Gentile, il fotoreporter non abbastanza riconosciuto per la celebre immagine di Falcone e Borsellino entrata di prepotenza nell’immaginario collettivo, che ha esposto dei divertissements in stile Polaroid scattati da un I-Phone con un’app che riproduce l’effetto un po’ slavato delle Polaroid d’epoca. Inoltre le costruzioni fotografiche di Escalante e Villasenor, da tener d’occhio come dei futuri Gilbert e Gibson, che propongono Diamonds Land, un lavoro sulla commercializzazione della vita costruito con photo-collage e autofotografie in contesti ironici ma anche significativamente penetranti.Per finire le immagini di fiori vivi o appassiti su fondi bianchi nello stile di Irving Penn, prodotti da un professionista dello still life, Fabio Zonta. Tra l’altro delle vere e proprie “mattonelle” fotografiche con motivi angolari che si ricostruiscono ponendo quattro foto una accanto all’altra, proprio come le mattonelle decorate della tradizione.

Insomma una bella occasione per avere un panorama ampio di quello che gira intorno alla fotografia in Italia, delle nuove proposte e delle antiche riconferme.

I giorni dei fotografi.

cosa bolle in pentola in questi giorni ? In questo post parliamo di: Seniors meet Juniors a Bari / Festival della Fotografia Etica a Lodi / i Photographers’ days (Milano-Roma) / Il mercato della fotografia: il MIA a Milano …

Si è svolta ieri, in contemporanea nazionale, l’incontro tra fotografi (Seniors meet juniors) organizzata da Tau Visual. A  Bari la location è stata gentilmente messa a disposizione dal Cineporto (vedi anche qui). Si è trattato di un incontro non solo e non tanto tra generazioni diverse (infatti seniors e juniors sono da intendersi non in senso anagrafico), quanto tra diverse personalità creative. Sicuramente è stata una bella esperienza anche se faticosa. Potete vedere qualche foto qui.

Seniors meet Juniors

un momento dell'incontro svoltosi ieri a Bari presso il Cineporto

Segnaliamo che a Lodi inizia domani (ma entrerà nel vivo sabato e domenica) il Festival della Fotografia Etica, un appuntamento importante per chi si occupa di reportage sociale. Segnaliamo tra le altre cose una mostra di Stefano De Luigi (Blanco, visions of blindness), ed una proiezione del collettivo francese Tendence Floue che ha rinnovato il panorama del fotogiornalismo degli ultimi anni. Potete scaricare qui il programma della manifestazione.

fotografia di Stefano De Luigi, da “Blanco”

A proposito di occasioni di formazione e di stimolo: si svolgeranno a Giugno i Photographers Days, seconda edizione dell’iniziativa tenutasi per la prima volta a Milano a gennaio di quest’anno. Ho avuto modo di partecipare all’edizione di gennaio, ed è stata un’esperienza esaltante. Ho seguito il workshop della Santoni e, nel tardo pomeriggio, l’incontro con Angelo Cucchetto, fondatore del sito Photographers.it, oltre che organizzatore, appunto, dei Photographers Days. L’edizione di giugno prevede due sedi: Milano e Roma.

Photographers days, gennaio 2011

per finire segnalo che si è appena conclusa, sempre a Milano, la mostra mercato dedicata alla fotografia: MIA. Si tratta cioè di fotografi che sono inseriti nel circuito artistico e le cui foto vengono esposte e vendute all’interno dei normali canali che veicolano il mercato dell’arte. E pensare che c’è ancora qui da noi chi si vergogna di mettere indicazioni sui prezzi di vendita delle fotografie in occasione delle mostre fotografiche ! Speriamo di poter raccogliere al più presto impressioni da chi c’è stato …

MIA: Milano Image Art Fair

Le domande del fotografo

Fotografia di Giancarlo Ceraudo

Il fotografo non si limita ad interpretare gli avvenimenti e a documentare quanto succede in posti magari lontanissimi dalla nostra vita quotidiana; a volte il fotografo interagisce con la realtà, per esempio facendosi le domande giuste, domande a cui magari fino a quel momento nessuno aveva pensato. Forse perchè noi fotografi siam alla continua ricerca del “visibile” ? …a questo proposito ci ha di recente colpito una storia:

E’ successo che il fotografo italiano Giancarlo Ceraudo, che da sempre si occupa di America del Sud ed in particolare di Argentina, ha incontrato la giornalista (e sopravissuta) argentina Miriam Lewin, per ritrarla nell’ambito del suo reportage sulla feroce dittatura cui è stata sopposta dal 1976 al 1983  l’Argentina. E’ capitato che Ceraudo si sia chiesto: possibile che dei voli della morte, con cui venivano liquidati gli oppositori del regime argentino, non fosse rimasta nessuna traccia ? aerei, piani di volo, nomi dei piloti ? mi piace questa concretezza del fotografo, questa ricerca di qualcosa di visibile, da poter indagare … da queste domande e da questo incontro è nata una inchiesta, giornalistica e giudiziaria, che sta per portare al primo processo dei primi tre piloti identificati. Si può leggere un breve testo di Miriam Lewin nel numero di Internazionale del 6 maggio. Il fotografo italiano è stato anche presente al festival di Internazionale a Ferrara lo scorso anno, dove ha presentato il suo documentario: Destinacion Final. Sull’argomento si può anche leggere l’articolo di Gigi Riva dell’Espresso.

il corpo del nemico

Si è  tenuta stamattina, a Radio Tre (“Tutta la cità ne parla”),  una bella conversazione sulla fotografia, tra Giorgio Zanchini (il conduttore), il fotografo Francesco Zizola, il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro, Roberto Koch (fotografo, fondatore dell’Agenzia Contrasto) ed il filosofo Pietro Montani (dal treno)…; l’occasione è stata data dalla notizia del giorno, l’uccisione di Bin Laden, o meglio dal fatto che non siano state rese note le foto del nemico caduto… questa mancanza del “corpo” del nemico da mostrare ha letteralmente mandato in tilt il mondo dell’informazione che, non avendo niente da mostare, ha cominciato a pubblicare un pò di tutto. Un esempio di fotomontaggio (photoshop usato con l’accetta) abbastanza truculento lo potete vedere, se volete, cliccando sul riquadro qui sotto. Consigliamo comunque di ascoltare la conversazione, sopratutto il discorso di Zizola verso la fine dell’incontro ….per concludere invitiamo ad una riflessione sulla necessità da parte dei media  di mostrare qualcosa di visibile, anche se falso …

il fotomontaggio che doveva mostrare il volto del cadavedere di Osama Bin laden

Last Minute !

Vorrei segnalare alcuni workshops di fotografia che si terranno a breve in alcune parti di Italia. Per alcuni di questi si tratta veramente di segnalazioni “Last Minute”; dovrebbero tuttavia esserci ancora alcuni posti disponibili.

Sabato 7 e Domenica 8 Maggio – Napoli

Color correction Campus:

Corso tenuto da Marco Olivotto presso l’ associazione culturale Giu*Box Gallery di Napoli,in collaborazione con Antonio Pesacane.

E’ un campus nel quale Marco Olivotto partendo dalle basi della teoria del colore vi guiderà fino alle tecniche di correzione del colore in pieno accordo con la filosofia “Color by the numbers” di Dan Margulis, di cui Marco è stato allievo.Costi e Info qui

Ricordo che Alessandro Bernardi, anche lui allievo di Dan Margulis, ha tradotto e  messo a disposizione sul suo sito alcuni articoli sulla correzione colore del grande divulgatore americano delle tecniche di correzione colore.

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Sabato 7 e Domenica 8 Maggio – Milano

workshop avanzato sulla fotografia digitale presso l’ Istituto Italiano di Fotografia a Milano.

Per informazione o per iscriversi, scrivere a info@istitutoitalianodifotografia.it o chiamare lo 02/58105598.

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Sabato 14 e domenica 15 maggio a Monopoli (Ba)

Primo incontro assoluto con  Tomas Vyšniauskas in Italia.

 Due giorni a stretto contatto con un grande creativo della fotografia di moda, lettura portfolio e screening.

Maggiori info su http://www.studionuoveidee.it/fotografia/

Evento rivolto a professionisti e amatori.

Sconto del 10% per chi ha aderito ad uno dei precedenti incontri e per i membri di circoli fotografici.

Iscrizioni aperte fino al 6 maggio.

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Sabato 14 e Domenica 15 Maggio a Vicenza

Color correction Campus:

Corso tenuto da Marco Olivotto presso “Uomo Computer”, Rivenditore autorizzato Apple,in collaborazione con Tiziano Fruet e Marco Diodato. L’ organizzazione è a cura di Michele Zanoni.

E’ un campus nel quale Marco Olivotto partendo dalle basi della teoria del colore vi guiderà fino alle tecniche di correzione del colore in pieno accordo con la filosofia “Color by the numbers” di Dan Margulis, di cui Marco è stato allievo.Costi e Info qui

Ricordo anche in questo caso  che Alessandro Bernardi, anche lui allievo di Dan Margulis, ha tradotto e  messo a disposizione sul suo sito alcuni articoli sulla correzione colore del grande divulgatore americano delle tecniche di correzione colore.
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Sabato 21 e Domenica 22 maggio

Un week end dedicato al fotogiornalismo, sempre presso l’ Istituto Italiano di Fotografia.

Per informazione o per iscriversi, scrivere a info@istitutoitalianodifotografia.it o chiamare lo 02/58105598.

Sempre presso questa sede, parte Lunedì 9 Maggio un corso serale Professione Reporter”; il termine delle lezioni è previsto per il 6 Giugno

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Sabato 28 Maggio, Verona, MiMA

Visual Perception and Fine Art con Umberto Stefanelli.

Programma e costi qui

Di seguito una serie fitta di corsi tenuti da Marianna Santoni, Adobe Certified Expert e Adobe Certified Istructor; maggiori informazioni sul suo sito o contattando comunicazione@mariannasantoni.biz

Corsi di Post Produzione
• 
PIEMONTE, Arignano (Torino) – 22 e 23 maggio 2011
Corso per impaginare un album di matrimonio. (posti esauriti, lista di attesa)

• LAZIO, Roma – 26 maggio 2011
Corso su “Curve e Maschere in Photoshop”.

• LAZIO, Roma – 27 maggio 2011
Corso sugli utilizzi avanzati di “Livelli e Maschere in Photoshop”.

• LAZIO, Roma – 28 maggio 2011
Corso su “Filtri, Viraggi ed Effetti Speciali in Photoshop”.

• EMILIA-ROMAGNA, Bologna – dal 13 al 15 giugno 2011
Corso su “Scontorni complessi e metodi di fusione in Photoshop”.

• TOSCANA, Firenze – 19 giugno 2011
Corso su “Curve e Maschere in Photoshop”.

• TOSCANA, Firenze – 20 giugno 2011
Corso per ottenere i migliori Bianco e Nero in Photoshop.

• LAZIO, Roma – 22 giugno 2011
Corso per mettere a tacere per sempre il rumore digitale in Photoshop

Il lungo addio …

il tavolo luminosp ....

Prendiamo spunto dalla recente pubblicazione, in italiano, di un bell’ articolo di Julien Stallabrass, storico e fotografo inglese (1), per qualche breve  riflessione …. la fotografia ha sempre avuto bisogno di “passaggi” tecnici mediante i quali realizzarsi. A volte questi “mezzi” sono diventati addirittura fondanti di linguaggi e pratiche fotografiche largamente condivise ed apprezzate.  Pensiamo alla Leica (apprecchio che dava per la prima volta – era il 1925 !- la libertà al fotografo di staccarsi dal supporto del treppiede e lavorare a mano libera) oppure alla Polaroid. Questo è il fascino ma anche il punto debole di una pratica fotografica che si basa su una filosofia che è in realtà il risultato di una politica industriale.

in questo caso parliamo di un altro mito fondante, sopratutto nel campo della fotografia di reportage geografico ..Quanto ci abbiamo messo a dire addio al Kodachrome ? e perchè continuano ad uscire annunci sull’ultimo rollino, l’ultimo sviluppo ecc. ? in realtà il Kodachrome in pellicola piana (cioè utilizzabile per il lavoro con il banco ottico) era stato già dismesso nel 1951 ….(2)

D’accordo, sono andato troppo indietro nel tempo !  Nel 2005 la Kodak (divisione Motion Picture)  ha cessato la produzione dei mitici Kodachrome Super-8, e poi a seguire quella del 16 mm. Contemporaneamente chiudevano il Centro Europeo per lo sviluppo, nei dintorni di Parigi …

Poi sono arrivate le notizie sulla dismissione della produzione dei formati 135 e 120 (nel 2009) (3) e poi infine quella della dismissione dell’ultima sviluppatrice k-14 al mondo (4) . Il fatto è che spesso, quando si leggono notizie sulla fotografia, specialmente sulla grande stampa, è difficile separare il lavoro degli Uffici Stampa dal reale svolgimento dei fatti  …  infatti con una operazione mediatica di grande impatto la Kodak ha annunciato di avere affidato gli ultimi rollini di Kodachrome al fotografo del National Geographic, Steve McCurry, che l’ha usata tra l’India e New York … in realtà sul sito ufficiale Kodak l’omaggio al Kodachrome coinvolge anche i fotografi Eric Meola e Peter Gutttman … pare anche che l’ultimo rollino sviluppato sia stato proprio quello del proprietario del laboratorio stesso (Dwayne’s) che ha ritratto il gruppo dei sui dipendenti di fronte al laboratorio…

Le caratteristiche del Kodachrome sono (erano) quelle di una pellicola se vogliamo più arcaica (bassa sensibilità, difficoltà di processamento) rispetto a quelle arrivate successivamente sul mercato (Ektachrome per la Kodak o Velvia per la Fuji) ma che era largamente apprezzata in virtù della usa resa eccezionale in termini di definizione e di saturazione dei colori, particolarmente  nella zona dei rossi. Lo sviluppo era però di una complessità pazzesca, in quanto richiedeva, oltre che ad una precisione assoluta nei tempi e nelle temperature (come d’altra parte tutti i processi a colori come il classico E-6 per le diapositive, tutt’ora in uso) anche due esposizioni supplementari con luce colorata, e poi l’aggiunta dei coloranti (dyes) appropriati … in pratica il Kodachrome era, di per sè, una pellicola bianco nero a vari strati cui venivano poi aggiunti i dyes appropriati … inoltre lo sviluppo, compreso nel prezzo di acquisto, era possibile solo in pochi centri specializzati… questo la rendeva, almeno per la “periferia dell’impero”, poco adatta ai lavori commerciali che richiedevano brevissimi tempi di consegna, ma molto adatta invece al reportage di alto livello, quello che solitamente si definisce “alla National Geographic”.

Comunque penso che non ci sia da temere: le capacità di mimesi del digitale lo renderanno in grado di imitare in larga misura tutto ciò che lo ha preceduto … come dimostrano le apps per l’Iphone che simulano ad esempio il look della Louma … mi ha colpito come una coincidenza, menre stavo per pubblicare questo post, la notizia della chiusura dell’ultima fabbrica di macchine per scrivere (in India)… un altro pezzo del nostro immaginario che se ne va ! ..

(1)  Stallabrass, J., 2011. Short Cuts. London Review of Books [Online] vol. 33 no. 3 p. 18. Available from http://www.lrb.co.uk/v33/n03/julian-stallabrass/short-cuts

tradotto in: Internazionale n° 887  del 4 marzo 2011

(2) fonte: Historic Photo Archive

(3) fonte: Il Sole 24 ore del 22/06/2009 ma la notizia è stata trattata ampiamente da tutta la stampa anche non specializzata.

(4) fonte: Il Corriere della Sera del 30/12/2010, ma vale quanto detto sopra

Mostrare il proprio portfolio

La presentazione di un proprio portfolio per una “lettura”  da parte di un “esperto” è un’ occasione di crescita che va fatta almeno una volta nella vita. Un Portfolio è una raccolta  di immagini relative ad un progetto, qualcosa che si sviluppa intorno ad un’ idea; non è una semplice “collection” di belle foto. Chi ha frequentato qualche volta degli incontri fotografici ricorderà come sia più  facile riconoscere un fotografo per quelle cartelle ingombranti  che porta sempre con sè,  più che per la  macchina fotografica appesa al collo. In alcune occasioni, per esempio nei “Rencontres” ad Arles (Francia del Sud) (qui potete seguire la conferenza stampa con la presentazione del programma 2011, in atttesa della presentazione sul sito), avrà imparato ad individuare, anche grazie al passa parola, i punti di incontro non ufficiali per mostrare il proprio portfolio, spesso nelle hall di qualche alberghetto o in qualche bar dove in religioso silenzio si osserva lo sguardo del lettore  e si ascoltano i suoi commenti. Avere con sè un proprio portfolio permette  di scambiare opinioni con altri, vedere cosa succede al di fuori del proprio cortile. Più di un biglietto da visita. Ricordiamo anche la Biennale di Houston, che è davvero organizzata benissimo ed è, al di là della distanza, probabilmente una delle migliori occasioni di crescita per un fotografo.

Certo, si obbietterà che ora grazie a Flicker, ai blogs, a siti come “Deviant Art” e tanti altri  punti di incontro in rete, non è più necessario girare con la cartella sotto il braccio per mostrare il proprio lavoro e conoscere quello  degli altri. In realtà un lavoro stampato e ben confezionato è tutt’ altra cosa;  al di la della perizia nella stampa (“carta canta”: un’ immagine stampata 30×40 o 40×50 sicuramente  non è un bluff, è la conlusione di un percorso dove  non abbiamo il paravento della risoluzione monitor o l’ aiuto dei colori squillanti di uno schermo) c’è anche l’obbligo di scelte rigorose: non possiamo annoiare il nostro interlocutore sfogliando infinite pagine di fotografie; dobbiamo selezionare immagini rappresentative del nostro lavoro e della nostra visione (in genere non più di 15 o 20). Inoltre ascoltare  il commento dell’ esperto, che può essere un critico, un collega con più esperienza, qualcuno insomma che a vario titolo ci dedica parte del suo tempo per visionare e commentare il proprio lavoro aiuta a crescere. Presentare il proprio portfolio significa mettersi in discussione, osservare la propria ricerca da un altro punto di vista. E’ un’ esperienza importante.

Ci fa piacere quindi segnalare questa serie di manifestazioni che si svolgono sul territorio italiano e quindi sicuramente più accessibili rispetto a quelle di Arles e di Houston: “Portfolio Italia 2010-Gran Premio Epson Italia” 

  Parte il 19 Maggio da Torino l’ appuntamento itinerante, Portfolio Italia 2011, Gran Premio Epson Italia  evento finale di una serie di manifestazioni FIAF di lettura del Portfolio che si svolgeranno all’ interno di altrettante manifestazioni fotografiche fra Maggio e Settembre 2011 in (quasi) tutta la penisola.

CALENDARIO

SELEZIONE PORTFOLIO

MANIFESTAZIONE

DATE

LOCALITÀ

11° Spazio Portfolio

63° Congresso Nazionale FIAF

19/05–21/05

Torino

3° Citernafotografia

3° Citernafotografia Festival Fotografico

03/06–05/06

Citerna PG

12° FotoConfronti

FotoConfronti

11/06–12/06

Bibbiena AR

4° Corigliano Calabro

9° Festival Corigliano Calabro Fotografia

02/07–03/07

Corigliano Calabro CS

15° Premio Epson Le Logge

19° Toscana Foto Festival

09/07–10/07

Massa Marittima GR

10° Portfolio dell’Ariosto

12a Settimana della Fotografia – 2011

06/08–07/08

Castelnuovo Garfagnana LU

2° Portfolio dello Strega

2° FacePhotoNews Festival Foto. Contemp.

27/08–28/08

Sassoferrato AN

20° Premio SI Fest Portfolio

SI Fest Savignano Immagini Festival

10/09–11/09

Savignano sul Rubicone FC

Premio Lino Volani

5° RoveretoImmagini

17/09–18/09

Rovereto TN

7° FotoLeggendo

7° FotoLeggendo

08/10–09/10

Roma

In  ogni appuntamento saranno premiati i due lavori ritenuti migliori;  alla fine di tutti gli  incontri, una nuova giuria selezionerà fra i 20 finalisti precedentemente  premiati,  i tre portfoli  che concorreranno al titolo di “Portfolio Italia- Gran Premio Epson”  2011. Gli Autori dei portfolio premiati saranno invitati a partecipare al Galà di chiusura della Manifestazione che si terrà  il 3 dicembre 2011 nell’ottocentesco Teatro Dovizi di Bibbiena. Nel corso della cerimonia saranno resi noti i tre portfolio “Nominati” e, successivamente, sarà proclamato il “Portfolio Italia” edizione 2011. L’Autore del portfolio selezionato riceverà, quale “Riconoscimento finalizzato al prosieguo della sua attività fotografica”, 1.500,00 €. Gli Autori degli altri due portfolio, giudicati ex aequo, riceveranno (per le stesse finalità) 500,00 € cadauno.

Questo è il  regolamento della manifestazione, disponibile anche in formato PDF  a cura del Gruppo Fotografico Massa Marittima che ringrazio per le informazioni che mi ha fornito.

Alcune informazioni di servizio: ogni candidato può presentare due portfoli  stampati su qualsiasi tipo di supporto; numero di stampe e dimensioni sono a totale discrezione dei partecipanti.

A titolo di esempio vi forniamo  il regolamento operativo  relativo alla prima lettura dei portfoli che si svolgerà a Torino, dove ci sono oltre alle indicazioni relative alle stampe, gli orari  appuntamenti per la lettura dei portfoli. I regolamenti e gli orari di lettura portfoli dei prossimi appuntamenti saranno resi disponibile a breve sul sito ufficiale Fiaf .

Per chi volesse avere un’idea della selezione dello scorso anno segnaliamo che i lavori premiati nell’edizione del 2010 sono in mostra a Bibbiena, a cura del Centro Italiano della Fotografia d’Autore.

Abitare nella Città dei Morti

Ritorniamo alla frenetica attività culturale che si svolge nell’ambito del “Fuori Salone” a Milano. Due fotografi milanesi – Filippo Romano e Francesco Giusti, espongono presso il Setspace (dal 12 al 17 aprile) immagini relative ad un progetto – in collaborazione con la ONG Liveinslums – che ha coinvolto gli abitanti di uno dei quartieri più degradati del Cairo, all’interno del Cimitero Monumentale. L’anno scorso i due fotografi hanno organizzato uno stage che doveva ripetersi quest’anno ma che è stato rimandato per le note vicende che stanno riguardando tutto il Nord Africa.

L’evento LIVE IN BOX. geodesign e cooperazione internazionale presenta al pubblico due progetti (Microjardin al Cairo e Hotel Costel a Bucarest); quello relativo  al Cairo prevede “orti fuori suolo” realizzati a cultura idroponica o con l’utilizzo di substrati minerali che sostituiscono la presenza di terra fertile, all’interno di contenitori auto-costruiti dagli abitanti con materiali riutilizzati. La mostra comprende anche l’esibizione dei prototipi Microjardin. Il tutto in collaborazione con il Master “Paesaggi Straordinari” Politecnico-Naba e la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano

abbiamo interpellato ieri Filippo Romano che ci ha inviato questa breve nota:
“Il nostro lavoro si integra con quello della ONG Liveinslums che progetta orti urbani assieme alle famiglie di città dei morti ( il cimitero storico del Cairo). Il workshopo si è tenuto lo scorso novembre. ed era composto da due gruppi: il mio quello del master di Paesaggi Straordinari  del Politecnico-Naba che progettavano gli orti, lavoravano con le famiglie e tenevano un diario fotografico della loro esperienza e il gruppo di Francesco Giusti che ha raccontato Città dei Morti in modo piu vasto  entrando e uscendo dall’esperienza degli orti urbani.
Oltri agli scatti in digitale entrambi abbiamo adottato un elemento narrativo semplice ma utile per instaurare uno scambio con i soggetti fotografati..  la vecchia tecnica del dono della polaroid al soggetto fotografato… due scatti uno dopo l’altro uno a noi uno al soggetto e di regola ritratti ambientati.
Dopo la prima esperienza avevamo deciso di farne seguire una seconda in parallelo con il workshop di live is slum con l’idea di creare nel corso del tempo un archivio di immagini e di ritratti di persone che vivono nel grande cimitero storico del Cairo e che hanno iniziato il progetto degli orti urbani. Gli eventi della rivoluzione ci hanno costretto a rimandare ma speriamo di poter ripetere l’esperienza nel  prossimo novembre.
Nel caso della mostra la cui innaugurazione è stasera (ieri sera per chi legge oggi N.D.R.) abbiamo di comune accordo con LiveinSlums ricreato degli elementi che fisicamente ci ricollegavano a città dei morti e alla presenza della fotografia nelle case di città dei morti; piccole ed economiche stampe da minilab  incastrate con piccoli oggetti di uso comune e foto, regalateci dagli abitanti stessi, attaccate su vecchie tavole di legno appese al muro, loro in un percorso narrativo che ripropone il vivace caos visivo dell’esperienza del luogo… (Filippo Romano)”

Vitalità del negativo

vitalità del negativo

Ugo Mulas, grande protagonista della vita fotografica italiana degli anni 70, sarà ricordato con una mostra che si inaugura domani a Milano nel Palazzo del Ghiaccio, all’interno del complesso dei Frigoriferi Milanesi. (Ricordiamo che Milano in questi giorni – dal 12 al 17- si svolge il Salone del Mobile e la città è davvero ricchissima di iniziative interessanti). La mostra di cui stiamo parlando presenta un reportage inedito del 1970;  verrà presentato il relativo volume “Vitalità del negativo“, dell’Editore Johan & Levi, a cura dell’Archivo Mulas.

La copertina mostra una foto che fa parte delle serie “Verifiche” (verifica 3 : Il tempo fotografico, dedicata a J. Kounellis) pubblicate nel volume Einaudi del 73 (Ugo Mulas, La Fotografia, Torino Einaudi 1973). Ricordo l’emozione di allora nello sfogliare il libro uscito da poco (ho letto il libro alla fine degli anni ’70), è una lettura che consiglio a tutti perchè riguarda la consapevolezza del fotografo rispetto ai propri strumenti e può essere quindi propedeutica a qualsiasi percorso personale di approfondimento. (si possono ora leggere e guardare le vericihe sul sito ufficiale dell’Archivio Mulas, qui).

Chiudiamo con questa citazione di Mulas, che spiega le sue motivazioni. “Ho chiamato questa serie di foto Verifiche, perché il loro scopo era quello di farmi toccare con mano il senso delle operazioni che per anni ho ripetuto cento volte al giorno, senza mai fermarmi una volta a considerarle in se stesse, sganciate dal loro aspetto utilitaristico”. (Ugo Mulas, La Fotografia, Torino Einaudi 1973


Ritorno al futuro

NON ORA, NON QUI fotografie di GIUSY CALIA

NON ORA, NON QUI fotografie di GIUSY CALIA

Il Filmforum 2011 che è in corso di svolgimento tra Udine e Gorizia, comprende una intera sezione (oggi e domani) dedicata ai “cortofonini”, cioè cortometraggi interamente girati con uno smartphone. All’interno del ricco programma del Festival segnaliamo l’inaugurazione, oggi a Gorizia (in arrivo da Udine, dove è stata esposta fino a ieri), della interessante mostra “Non ora non qui” dell’artista Giusy Calia (8-14 aprile – Mediateca “Ugo Casiraghi” – piazza Vittoria 41 – GORIZIA).

Trovo interessante l’uso di una tecnica sempre più leggera, che fa sempre meno “diaframma” tra il progetto creativo (del regista, nel caso del film) e la realizzazione, eliminando tutta la “sovrastruttura” (ma anche il fascino) del cinema tradizionale.

Poichè sono ormai vecchio ricordo l’uscita nel lontano 1979 della cinepresa Aaton 35mm, fortemente voluta e desiderata dal regista francese J.L. Godard (si può leggere qui qualche altra informazione). Ricordo che all’epoca girare in 35 mm significava usare una cinepresa del peso di 20-30 kg, un operatore, un assistente, un direttore di fotografia ecc… Godard sognava una cinepresa “leggera” con cui riprendere al volo il passaggio delle nuvole in cielo senza dover mettere su tutta “la macchina” del cinema. La Aaton si mise al lavoro e produsse una cinepresa leggerissima, che sembrava amatoriale  e permetteva di girare in maniera assolutamente discreta… Dopo 30 anni abbiamo a disposizione un apparecchio del peso di poche decine di grammi che secondo me, sviluppa e porta alle estreme conseguenze il desiderio di Godard …

L’artista Giusy Calia si è ironicamente messa in scena giocando l’iconografia classica del cinema muto nella quale viene inserito l’elemento “straniante” dello smartphone.

Segnaliamo sull’argomento l’interessante articolo di Alice Rinaldi  (I ciak del cellulare) ppg 6-7 dei Alias n°13 (supplemento setimanale del Manifesto) del 2 aprile 2011.

una foto vale più di mille parole… conversazione con Mario Dondero

un'immagine degli studi di Radio Tre tratta dal blog di Emanuele Giordana

Un bellissimo colloquio con Mario Dondero è andato in onda lo scorso week-end su Radio Tre (rubrica: Passioni): il giornalista Emanuele Giordana si è intrattenuto con il grande fotografo italiano; la trasmissione ha anche ospitato gli interventi di Roby Schirer (TAM TAM) ed Uliano Lucas. Può sembrare strano che si parli di fotografia senza mostrare immagini, ma vi assicuro che ascoltare la voce pacata di Dondero che conversa con Emanuele Giordana è stato un vero piacere. Tanto più che gli interventi di Lucas (sabato) e di Schirer (domenica) hanno integrato il discorso con altri punti di vista. Moltissimi gli spunti interessanti: ne cito per il momento soltanto due:

– il riferimento di Lucas alla crisi della fotografia di documentazione in Italia, dovuta alla crisi del giornalismo ed alla mancanza, come dice lui, di uno “stile” fotografico dei grandi giornali… aggiungerei a questi fattori anche la sovrabbondanza di offerta, veicolata dalla rete, che rende difficile la selezione e la contestualizzazione delle immagini stesse…

– sempre secondo Lucas la fotografia di documentazione è spesso sostituita da una fotografia che lui chiama “artistica” riferendosi probabilmente al “trattamento” magari spinto consentito dai software di elaborazione di immagine… anche in questo campo i confini tra i generi e le competenze si spostano velocemente …

il colloquio è scaricabile o riascoltabile in streaming qui:

1 parte

2 parte

PREMIO ROGER PIC 2011

Segnaliamo questo concorso (partecipazione gratuita) della Società Civile degli Autori Multimediali (SCAM) con sede a Parigi. Riassumo le condizioni di partecipazione, qui sotto c’è il link al sito (dal quale scaricare anche il modulo di partecipazione) ed il testo del comunicato stampa. Precisiamo che la SCAM si fa carico anche delle spese di restituzione dei portfoli (ci sembra davvero di essere su un altro pianeta …)

SCADENZA 27 maggio 2011; fotografia di reportage, ritratto. Viene premiato il miglior Portfolio.

numero di foto: 15 (max); stampe formato max 30×40

sono ammessi anche files su CD o DVD nella fase di preseselezione; se però poi il portfolio è selezionato, bisogna consegnare entro 8 giorni le stampe per la selezione finale.

Prix Roger Pic 2011 : appel à candidatures

Communiqué Paris, le 22 février 2011
Prix Scam Roger Pic 2011
Appel à candidatures
Pour la dix-neuvième année consécutive, la Scam remet son Prix photographique. Créé par Roger Pic, grand
photographe mais aussi militant du droit d’auteur, ce prix initialement intitulé Grand prix Scam du portfolio
photographique porte désormais son nom et perpétue sa mémoire.
Le Prix Scam Roger Pic récompense l’auteur d’un portfolio photographique. Il est doté de 4500 €.
Le lauréat bénéfi cie également d’une présentation de ses photographies à la Scam.
– Le portfolio présenté doit contenir AU MAXIMUM 15 IMAGES DE REPORTAGE, PHOTOGRAPHIES
DE PRESSE, PORTRAITS (tirages ou gravées sur CD ou DVD lisibles sur PC Windows –
formats JPG, TIF, PICT, PNG, BMP ) sur les thèmes des faits de société, voyages, arts, etc…, un curriculum
vitae et un formulaire d’inscription ci-joint ou à télécharger sur http://www.scam.fr.
– Le portfolio ne doit pas avoir été primé auparavant.
– Les textes d’accompagnement des photos ne sont pas obligatoires.
– Le format maximum des photographies est 30 x 40 cm maximum (hors marges).
– Les diapositives et les photocopies ne sont pas acceptées.
– Les dossiers doivent être adressés à la Scam, AVANT LE 27 MAI 2011 à l’attention de Carine Bled-Auclair.
Les dossiers doivent être repris à la Scam ou seront renvoyés aux candidats domiciliés en régions ou à l’étranger,
au plus tard le 20 octobre 2011.
– Un reçu est délivré par la Scam à réception de chaque portfolio.
– Si, malgré toutes les précautions prises, certaines images étaient endommagées, la responsabilité de la Scam ne
pourra être engagée.
– Il n’est demandé aucun frais de participation pour concourir au Prix Roger Pic. Les frais de retour sont à la
charge de la Scam.
– Avant d’être soumis au jury fi nal, les dossiers présentés font l’objet d’une présélection effectuée par une partie
des membres de la commission des Images Fixes de la Scam.
– Tous les dossiers présélectionnés seront présentés aux jurés sous la forme de tirages. Si les dossiers déposés sur
CD sont présélectionnés, les tirages devront être transmis à la Scam dans un délai de 8 jours. Sur 167 portfolios
présentés en 2010, 18 ont été présélectionnés et soumis au jury.
Palmarès des années précédentes > Philippe Marinig (2010 > O Sumo San) > Michael Ackerman (2009 > Departure,
Poland) >Philippe Guionie (2008 > Le tirailleur et les trois fl euves) > Cédric Martigny (2007 > Le foyer) > Alain
Turpault (2006 > Des orages isolés éclatent sur tout le relief) > Martin Kollar (2005 > Nothing special) > Philip
Blenkinsop (2004 > Laos, la guerre secrète continue) > Olivier Culmann (2003 > Autour – New York 2001-2002)
– Guy Tillim (2002 > Kuito, Angola), Tiane Doan Na Champassak (2001 > Maha Kumbh Mela en Inde), Jean-
Claude Coutausse (2000 > Le Vaudou), Gérard Uféras (1999 > Opéras), Christine Spengler (1998 > Femmes dans
la guerre), Eric Larrayadieu (1997 > Jours incertains), Jane Evelyn Atwood (1996 > Les prisons), Marc Le Mené
(1995 > L’homme au chapeau), Giorgia Fiorio (1994 > Les mineurs russes ) et Patricia Canino (1993 > Natures).
Information > Carine Bled-Auclair – 01 56 69 64 01 – carine.bled-auclair@scam.fr

Prenditi cura dei tuoi ricordi

segnaliamo questa interessante iniziativa dell’Istituto per il Catalogo e la Documentazione, rivolto a chi possegga vecchie attrezzature fotografiche o magari conservi nel cassetto originali fotografici di valore affettivo o addiruttura storico …

prenditi cura dei tuoi ricordi …

Ferrara 30 marzo – 2 aprile 2011

Prenditi cura dei tuoi ricordi - Copertina

All’interno dello stand MiBAC, esperti dell’Istituto Centrale

per il Catalogo e la Documentazione sono a disposizione per

identificare le tecniche, le metodologie e i materiali, e fornire suggerimenti

pratici per la loro conservazione e corretta custodia, nonché per ricondizionare

vecchie immagini deteriorate o sbiadite con metodologia digitale. Per ogni oggetto

(o serie di oggetti) esaminato, verrà compilata e consegnata una “cartella clinica”,

in cui sono indicati i materiali costitutivi, le tecniche esecutive e le precauzioni

conservative. Sarà in distribuzione un vademecumper la conservazione

delle vecchie fotografie.

Orari del Laboratorio

Giovedì 31 marzo 2011 – ore 11.00 alle ore 18.30

Attrezzature fotografiche

Riconoscimento tecniche fotografiche

Restituzione digitale

Suggerimenti conservativi

Venerdì 1 aprile 2011 – ore 9.30 alle ore 18.30

Attrezzature fotografiche

Riconoscimento tecniche fotografiche

Restituzione digitale

Suggerimenti conservativi

Sabato 2 aprile – ore 9.30 alle ore 16.30

Restituzione digitale

Riconoscimento tecniche fotografiche

Suggerimenti conservativi

I tre colori

i valori RGB dlla Bandiera Italiana

In questi giorni di  festeggiamenti sull’ unità di Italia, domani ricorrono ufficialmente  150 anni,  mi sono chiesto,  quali sono i veri colori del nostro Tricolore?

A scuola abbiamo imparato che la bandiera italiana è formata da una banda verde e una rossa, separata da una bianca; effettivamente l’ articolo 12 della nostra costituzione recita testualmente: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.” Ma quale rosso, quale verde, quale bianco? La costituzione fu scritta nel 1947, ora dopo oltre 60 anni possiamo dare una definizione più accurata. La colorimetria è in generale la scienza che si occupa della misurazione del colore, e della sua riproducibilità,  in  riferimento alla percezione dell’ occhio umano. E’ una  materia molto complessa; la mia curiosità deriva semplicemente  dal bisogno di capire come poter disegnare correttamente una bandiera italiana senza il rischio  di rappresentare la bandiera Irlandese.

Su Wikipedia trovo una definizione più accurata dei tre colori che riguarda però solo il mondo dell’ industria tessile:

” I toni cromatici dei tre colori succitati, su tessuto stamina (fiocco) di poliestere, sono sanciti nel comma nº 1, dell’articolo nº 31 Definizione cromatica dei colori della bandiera della Repubblica[9][10], della Sezione V “Bandiera della Repubblica, Inno nazionale, Feste nazionali e Esequie di Stato”, del Capo II “Delle disposizioni generali in materia di cerimoniale”, dell’Allegato “Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento del Cerimoniale di Stato”, alDecreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 aprile 2006 “Disposizioni generali in materia di cerimoniale e di precedenza tra le cariche pubbliche”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana nº 174 del28 luglio 2006:

verde: Pantone tessile 17-6153 TCX (Fern Green);

bianco: Pantone tessile 11-0601 TCX (Bright White);

rosso: Pantone tessile 18-1662 TCX (Scarlet Red).

Non sono riuscito a trovare il testo originale ma sempre sul  medesimo sito si trovano delle conversioni  di questi valori TCX in altri sistemi; non è dato sapere se queste conversioni siano ufficiali e come siano state ottenute. Abbiamo quindi i valori cromatici del nostro tricolore espressi in  valori: RGB, CMYK , e in altri , come i riferimenti RAL,  tipici dell’ industria delle vernici. Manca invece  un riferimento ai valori  Lab, a cui molti fotografi sono ormai abituati. L’ unica documentazione istituzionale che ho reperito è del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, si tratta di un ” Manuale del logotipo“. In questo manuale troviamo altri valori, diversi da quelli riportati da Wiki pedia, ma la cosa più sorprendente che non si fa nessun riferimento allo spazio colore del sistema RGB in uso. Come si sa, uguali valori RGB producono diversi risultati se riferiti ad  a  spazi colore differenti. Quindi alla fine di questa piccola ricerca, ho le idee più confuse di prima, sono sicuro però  di poter disegnare una bandiera diversa da quella irlandese perchè i nostri amici, conosciuti in tutto il mondo per la loro birra e i verdi pascoli hanno nella terza striscia di colore l’ arancio e non il rosso.

Sempre per restare in argomento, abbiamo sbirciato i riferimenti della bandiera degli Stati Uniti. Sul sito Wiki  i valori sono più accurati, senza possibilità di equivoci. Ci si riferisce sia a valori Lab, che come sappiamo sono valori assoluti e  non dipendono dalla periferica utilizzata e sia a valori RGB, sicuramente più familiari ai più. In questo caso però è specificato giustamente lo spazio colore di riferimento:  sRGB  che rappresenta lo spazio colore dei monitor “generici” e del mondo web in genere . Stiamo forse cercando di spaccare il capello in 4? tutt’ altro, queste problematiche ci riguardano tutti molto da vicino, ad esempio chiunque abbia la necessità di riprodurre il proprio logo oppure una fotografia su diversi supporti.