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Luce parassita o luce divina ? “the Tree of Life” ed il controluce

by su 09/06/2011


dal trailer del film "the Tree of Life", regia di Terrence Malick, direzione di fotografia di Emanuel "Chivo" Lubezki. (clicca sulla foto per vedere il trailer italiano)

Il cinema è da sempre per me un grande maestro … spesso è possibile osservare scelte fotografiche che sono possibili solo all’interno di una attività complessa, che consente e richiede un lavoro di squadra e mezzi tecnici che spesso il fotografo non ha a disposizione. Normalmente la luce parassita è luce diretta che entra nell’obbiettivo e danneggia l’immagine principale. Ciò avviene quando si inquadrano fonti di luce e normalmente si evita con il paraluce o le bandiere . Ma ogni regola può essere sovvertita e in questo film la luce parassita nei controluce (“flare = riflesso interno non desiderato all’interno di un obbiettivo o corpo macchina”) provoca degli effetti visivamente intriganti e sopratutto perfettamente integrati con il “mood” della narrazione. Il film è girato praticamente tutto in controluce, e spesso con luce in macchina, cosa che generalmente si evita. Ovviamente Lubezki ha fatto in modo, probabilmente con la post produzione digitale, di avere un’immagine incisa e contrastata anche in queste condizioni.    (se qualcuno vuole divertirsi a confrontares i flares di svariati obbiettivi può utilizzare questo sito, ovviamente per valutare il riflesso interno la superficie della lente anteriore deve essere perfettamente pulita). “The Tree of Life” (vincitore della Palma d’Oro a Cannes a maggio) sta facendo molto discutere. Al di là della complessità della trama, che è semplicemente, secondo me, un pretesto per farci immergere in situazioni in continuo mutamento (come appunto la vita, anche quando è apparentemente già tutta prevedibile) la forza visuale del film è sconvolgente. Sono rimasto per oltre due ore incollato alla sedia, doppiamente interessato come padre e come fotografo. E’ evidente un approccio nuovo alla direzione di fotografia, come dice  Emanuel “Chivo” Lubezki in una intervista a 24 frames, rubrica del Los Angeles Times. Girare con Malick è stata una esperienza unica, racconta l’Autore, che sovverte tutte le convenzioni del genere “Gli attori stanno recitando il dialogo, ma Terry non è interessato al dialogo … Così loro parlano e noi riprendiamo un riflesso, il vento, il riquadro di una finestra, e quando finalmente andiamo in panoramica su di loro il dialogo è finito …”

Una notazione curiosa: nella Cineteca di Bologna il film è stato proiettato a rulli invertiti (cioè la seconda parte prima della prima parte) e ci sono voluti 9 giorni per accorgersene ! Per finire: il trailer inglese ha un montaggio diverso dopo i primi 20 secondi circa, lo potete vedere qui

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  1. Ruggine e ossa « fotografia e parole

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