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Meero e l’intelligenza artificiale

by su 31/12/2019
Una rappresentazione della cecità. Taranto (TA), Cappellone di san Cataldo in Cattedrale. Affreschi di Paolo de Matteis 1714 sulla volta e sul tamburo, raffiguranti la vita del Santo

Una rappresentazione della cecità. (particolare da un affresco di Paolo de Matteis del 1714. Taranto TA, Cappellone di San Cataldo). Foto di A. e R. Tartaglione 2018.

“Meero è un gioco di parole, in gergo vuol dire essere cieco…”

Siamo stati contattati di recente dalla piattaforma francese Meero, che quest’anno ha raccolto circa 230 milioni di dollari di capitalizzazione in borsa. Non sappiamo se questo nuovo modo di intendere l’offerta di servizi fotografici possa essere di aiuto alla nostra professione oppure sia l’affossamento definitivo della sua specificità così come è stata intesa fino ad oggi. Per il momento ho deciso di non iscrivermi alla piattaforma, per due motivi principali: non c’è un rapporto diretto con il cliente finale e non c’è la possibilità di editare le proprie foto. Infatti il rapporto prevede che si consegni direttamente il file raw e poi la piattaforma provvede ad elaborare il file da consegnare. Al di là degli aspetti economici, dunque, per me il problema principale è il rapporto con il proprio lavoro e con l’utente finale delle foto (il “Cliente”). L’idea di avere a che fare con una piattaforma che gestisca i miei appuntamenti e la postproduzione delle mie immagini, per di più a prezzi talmente bassi che, per essere remunerativi dovrebbero essere “esentasse“, mi è sembrata impraticabile. Un sito spiega la filosofia della piattaforma in maniera esplicita (e forse un pò brutale): “Nella maggior parte dei casi per un servizio fotografico di un’ora, il fotografo passa 4 ore a casa a fare l’editing. Una preoccupazione che ora questo team non ha più perchè è riuscito a materializzare l’editing di immagini per definire ciò che è bello e ciò che non lo è e, in ultima analisi, rielaborare in pochi secondi ciò che richiede ore a chiunque. Gli algoritmi di machine learning consentono una consegna accelerata, un’elevata scalabilità e una qualità standardizzata, aiutando così le aziende a vendere di più con fotografie realistiche e stimolanti. Il team utilizza questa tecnologia per offrire i suoi servizi attraverso una rete di fotografi internazionali in oltre cento paesi a grandi player come Airbnb, Just Eat, Expedia, Trivago, Uber, ecc.” (fonte Scambieuropei.info ). Per confondere ancora di più le acque la piattaforma ha appena lanciato una rivista on-line, Blind, che incoraggia la ricerca fotografica creativa, ed invita a sottoporre il proprio portfolio.

Ho trovato interessantissima una intervista al co-fondatore di Meero, Thomas Rebaud, realizzata dalla rivista on line 9 lives Magazine, seguita poi da altri approfondimenti nei numeri successivi. Traduco qualche brano dell’intervista rimandando alla lettura delle rivista per un quadro completo. Nota l’autrice dell’intervista, Ericka Weidmann: “Grazie all’intelligenza artificiale che si incarica della post-produzione delle immagini, la piattaforma, che si occupa anche della fatturazione, permette ai fotografi di ridurre considerevolmente il tempo di lavoro. Come dice il proverbio: “il tempo è danaro” ! Meero trova dei clienti in zona, i fotografi devono soltanto effettuare la ripresa ed inviare i files RAW. Sono pagati entro 15 giorni, senza doversi preoccupare di altro !”

“9lives – La fotografia è un settore dove si fanno soldi ?

Thomas Rebaud – abbiamo commissionato alcuni studi di mercato da cui emergeva come il mercato globale della fotografia, a livello mondiale, arriva ad un valore di 80 miliardi di euro. (…) nel 2016 ho fondato Meero, con Guillaume Lestrade. Meero è un gioco di parole, in gergo vuol dire essere cieco, (..) abbiamo utilizzato 2 e per renderlo più “internazionale”.

9 lives – a chi si rivolge Meero ? fotografo amatore, appassionato o professionista ?

Thomas Rebaud – Deve essere qualcuno capace di lavorare su commissione, e che abbia un numero di partita IVA. Ci sono ovviamente dei fotografi che non rientrano nel nostro campo perchè sono molto costosi in quanto hanno un approccio artistico. Noi lavoriamo con tutti quelli che hanno difficoltà a trovare clienti e che fanno fatica ad ottenere una remunerazione adeguata. Abbiamo incontrato l’ UPP (sindacato nazionale dei fotografi professionisti NDR) che ci ha comunicato che ogni anno circa 4.000 persone escono dalle scuole o da altri percorsi di formazione in fotografia, ma solo 50 riescono a vivere da questo lavoro. A noi dunque interessano gli altri 3.950 ! (…)

9 Lives – appunto, qual’è il compenso dei fotografi ?

Thomas Rebaud – (…) è importante considerare il tempo di lavoro. Un fotografo non deve dire che è pagato 50,00 € per un servizio di fotografia immobiliare mentre prima lo fatturava a 120,00 €; deve considerare che è pagato 50,00 € per 45 minuti di lavoro mentre prima fatturava 120,00 € per almeno 2 1/2 di lavoro. (…). Qui in Francia un réportage di 15-12 foto viene retribuito in media sui 35,00 €, il prezzo di vendita sul sito è di 89,00 € al netto delle imposte, ma c’è sempre un minimo di trattativa, in generale viene venduto tra i 72,00 € ed i 78,00 €; con tutte le nostre spese, la gestione dei clienti, la tecnologia, gli uffici, i salari del personale ecc. noi in pratica ci rimettiamo su ogni transazione. “

fonti: abbiamo tratto molte notizie dal magazine francese 9lives, ecco i links:  2 settembre, 17 settembre, 9 settembre, 2 dicembre. Questo è l’invito alla presentazione dei portfolios, apparso il 28 dicembre su Blind.

 

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