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Segnali dal futuro

by su 01/02/2018
Boyle and Smith Bell Labs CCD1

1974 Willard S. Boyle, left, and George E. Smith in posa nei laboratori Bell con un prototipo di macchina fotografica dotata di sensore CCD da loro inventato (Lucent Technologies Bell Labs) http://uk.businessinsider.com/digital-photography-revolution-2015-4?IR=T

L’oggetto fotografia sembra destinato ad essere continuamente messo in discussione e cambiare la sua stessa ragione di essere. Leggendo in questi giorni alcuni post su immagini generate da computer in maniera autonoma mi sono venuti in mente i primi documenti sulla digitalizzazione delle immagini da me consultati nel lontano 1981 per la tesi di laurea (“L’immagine post-moderna”). Erano abbastanza difficili da leggere e da inquadrare in una prospettiva futura, però nel giro di di venti anni quegli schemi astrusi e quei “papers” accademici hanno permesso la rivoluzione digitale che tutti conosciamo.

Consideriamo un paio di questi segnali dal futuro. In occasione della prossima Conferenza di Vancouver sull’apprendimento saranno presentati i progressi ottenuti nella generazione di immagini mediane il GAN (Generative Adversioral Network), un sistema composto da due reti neurali opposte l’una all’altra (una generatrice – alimentata in questo caso da un archivio di immagini fotografiche di celebrità – e l’altra – discriminante – che analizza i risultati e respinge o accetta le immagini). Queste due reti neurali mediante un continuo feedback reciproco riescono a costruire una immagine abbastanza realistica di una persona che in realtà non esiste. Qui sotto si può vedere un processo di costruzione di un volto femminile. Il risultato, dopo 18 giorni, è in basso a destra. Per il momento il processo è molto lento e complesso, l’immagine ha solo 1024 pixels per lato ma sicuramente lascia intravedere sviluppi futuri molto interessanti.

Un secondo segnale dal futuro, strettamente collegato al primo, è una ricerca dell’Università dell’Indiana (USA) sull’attività cerebrale durante la visione di immagini. Studiando la mappatura (mediante risonanza magnetica) dei flussi sanguigni del cervello ed utilizzando un algoritmo appositamente creato è stato possibile creare un processo di “deep learning” che consente al sistema di “capire” e riprodurre, anche se in maniera per ora abbastanza approssimativa, le immagini che una persona sta guardando basandosi sulla sua attività cerebrale. In questa illustrazione in basso potete vedere, nella fila in alto, le immagini che i volontari stavano guardando, nelle 2 file in basso le ricostruzioni digitali delle stesse immagini basata solo sulla attività cerebrale degli osservatori. Cosa si intravede ? La possibilità di creare immagini partendo direttamente dalla nostra attività cerebrale, bypassando ogni altra intermediazione. “3.01 La totalità dei pensieri veri è un’immagine del mondo.” (L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 1918)

Incurante di questi scenari fantascientifici  la Kodak,  “in controtendenza”,  annuncia la creazione di una “criptovaluta” fotografica, il Kodakcoin, con un processo che consente di seguire per sempre il percorso delle immagini, permettendo agli autori un controllo totale sulla vendita e l’utilizzo delle loro immagini. Questo dovrebbe avvenire mediante la tecnologia “blockchain”, la stessa che ha permesso una recentissima innovazione nel settore finanziario, la criptovaluta (come il famoso bitcoin). Per il momento l’annuncio ha interessato più gli investitori finanziari che i fotografi. Probabilmente l’offerta di foto in rete è talmente smisurata che non si vede perchè qualcuno dovrebbe utilizzare proprio quelle protette dal blockchain.

fonte principale: articolo di Paul Melcher sul Magazine KAPTUR 

per la criptovaluta fotografica, interessante il post pubblicato dal sito AGI: “Anche Kodak apre alla blockchain. Userà la tecnologia nata con bitcoin e battezzerà una propria criptovaluta (KodakCoin) per permettere ai fotografi di scambiare denaro e gestire i diritti delle proprie immagini. Come già successo in altri casi, è bastato pronunciare la parola “blockchain” per far decollare la società in borsa. Il titolo di Kodak, da mesi sonnolento e senza scossoni, ha fatto un balzo del 45% e, a meno di due ore dall’annuncio, viaggia con un progresso superiore al 35%. Kodak, un tempo sinonimo di pellicola, dopo aver sfiorato la bancarotta nel 2013 si è convertita alla fotografia digitale. Non è la prima volta che l’attrattività della blockchain moltiplichi i valori di borsa. A ottobre l’incubatore On-line Plc si è ribattezzato On-line Blockchain Plc e le sue azioni sono passate in poche ore da 16 a 80 sterline. E a dicembre, il titolo di un produttore di bevande (la Long Island Iced Tea Corp) è schizzato del 503% quando ha deciso di trasformarsi in Long Blockchain “

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2 commenti
  1. nicla ferrante permalink

    un futuro iperbolico e inimmaginabile. La sensazione è che ci sarà sempre meno spazio libero dal controllo, a meno che l’essere umano non evolva in un modo che al momento non possiamo prevedere 🙂

  2. rosalba.tagliente@alice.it permalink

    Grazie e un buon principio d’anno ritardatario!

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