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Un vigneto lontano

by su 28/06/2017

Un vigneto della cantina Terredora di Paolo, a Pietradefusi (AV), fotografato all’alba, qualche anno fa.

La fotografia di paesaggio è probabilmente tra i generi più ingrati: è faticosa, regala raramente immagini spettacolari ed ancora meno rientra nei budget di tante operazioni di promozioni turistiche o economiche che (paradossalmente) hanno come punto di forza proprio il territorio. L’utilizzo delle foto di Banche Immagini mondiali è diffuso in tutti i settori della comunicazione visiva, per motivi sia economici che di velocità.  Sono immensi database (il più grande è ora cinese, avete mai sentito parlare di VSG ?) che però raramente entrano nello specifico della foto di paesaggio locale, (ad esempio per l’Italia Meridionale), al di fuori delle “cartoline” o delle “vedute” più gettonate. Il paesaggio, specialmente quello agricolo, è estremamente specifico (quel vigneto, che magari ha un suo nome e produce quel vino, e non un altro; quell’oliveto e non un altro ecc.), fotografarlo (bene) richiede tempo e sforzo, magari scegliendo momenti e stagioni adatti. Non sono foto che si improvvisano. La foto di una vigna di aglianico in Irpinia non può essere sostituita da una “generica vigna” come accade nelle immagini stereotipate utilizzate spesso nella comunicazione (la ragazza che sorride, la coppia di anziani che si abbracciano, la stretta di mano tra due uomini in giacca e cravatta, il sorriso sdentato di una bimba con le lentiggini e così via). I territori sono tutti “belli”, ma non allo stesso modo. La Puglia, ad esempio, è prevalentemente piatta o con piccoli rilievi collinari. Se nel nostro immaginario ci sono le Langhe, le colline del Chianti (o la Napa Valley) ecc. saremo portati a pensare il nostro territorio come piatto e meno interessante rispetto a quei modelli. Mi ha colpito ma non sorpreso perciò la figuraccia fatta dalla Regione Puglia in occasione sia della Fiera di Dusseldorf che del Vinitaly. Per pubblicizzare i vini pugliesi sono state utilizzate immagini provenienti dal Cile e dalla California. Probabilmente l’agenzia incaricata della progettazione ha avuto poco tempo per la ricerca, oppure, come si dice spesso in questi casi, “non c’era il budget”. Fatto sta che cercando in Shutterstock tra le foto di vigneti, la foto incriminata (vedi sotto) compare nella prima pagina; è stata dunque una ricerca abbastanza rapida. Pazienza se sotto compare la scritta “Wine Wineyard family farm Chile”

La foto dell’Archivo Shutterstock. Nel riquadro la porzione utilizzata per la promozione della Regione Puglia alla Fiera Di Dusseldorf che precede di poco il Vinitaly

Si potrebbe anche dire: dove si possono reperire foto di questo genere se non in una banca immagini? E’ vero, sono foto che non si possono realizzare al momento, devono già essere pronte. Ma non necessariamente in un banca immagini mondiale. Bisogna ricominciare a pensare alla fotografia di territorio in termini di archivio, inteso non come semplice database online ma come progetto ordinato di creazione e conservazione di immagini. Può essere creato da un fotografo, da un’azienda o da un ente pubblico.

Per ulteriori informazioni sulla vicenda del “vigneto cileno”riporto un estratto dall’articolo di Carlo Testa sul Corriere del Mezzogiorno del 17/04/2017: “Un tramonto mozzafiato su una vigna ordinata. Sullo sfondo, rilievi dolci pieni di boschi e una luce che riscalda il cuore. L’immagine, con il claim: “Il Sapore in tutti i colori della Puglia” e tanto di logo istituzionale, campeggia all’ingresso del padiglione 11 del Vinitaly, la più importante fiera italiana dedicata al vino. Peccato però che la foto è stata acquistata da un database di foto online, Shutterstock, e non rappresenta assolutamente la Puglia, nè un’altra regione italiana, bensì una campagna nei pressi di Santiago del Cile (qui il link per verificare personalmente). La figuraccia è stata scoperta da una rivista del settore, WineNews, che ha raccontato la vicenda due giorni fa, ripresa poi da Repubblica e Gazzetta. L’assessore regionale all’agricoltura e UnionCamere si rimpallano la responsabilità, ma chi conosce appena come funzionano queste cose, sa benissimo che nessuna grafica può uscire senza il consenso di un responsabile. A questo responsabile, c’è da dire, non è dato fare una ricerca inversa per immagini, ma essendosi affidato ad un’agenzia di comunicazione, si dovrebbe dare per scontato che i professionisti pagati svolgano il loro lavoro in maniera leale verso il committente (chi sa parli, magari c’è una spiegazione a questo pasticcio). Il danno rimane perché dopo aver impiegato anni per uscir fuori dal ruolo di regione capitale di contrabbando, orecchiette e pizzica pizzica, risalendo passo dopo passo la china, tutto sembra precipitare in un vortice di figuracce, come lo spot per il Parco Delle Dune Costiere, copiato interamente da un video svizzero (qui l’articolo).” (…)

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2 commenti
  1. Daniela Mastroberardino permalink

    Grazie

    Daniela Mastroberardino

    Inviato da iPhone

    >

  2. Certo la figuraccia della regione Puglia resta,ma tanto non esiste un signor regione Puglia che ci mette la faccia .
    A pochi di questi signori interessa veramente il bene pubblico,è ancora meno sono all’altezza dell’incarico che rivestono.
    Io ho fatto un libro fotografico sul lago di Garda, “I riflessi del Garda”che potrebbe essere usato per sponsorizzare questo bellissimo posto.
    Nemmeno una copia è stata acquistata dalla regione Lombardia,perché “non ci sono fondi per queste iniziative”.
    Il problema è che a nessuno di questi signori frega niente al di là del loro orticello,nessuno si espone a meno che ci siano ordini superiori,
    nel qual caso i fondi si trovano per qualsiasi cosa.

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