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10 anni dopo

by su 22/04/2016
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Un collega aveva posizionato il suo banco ottico portatile per immortalare l’esplosione. Notare la selva di treppiedi sullo sfondo.

Domani, 23 aprile 2016, saranno passati dieci anni ma sembra un secolo. Stavamo faticosamente passando dalla pellicola al digitale, e ci capitò di fotografare una delle tre giornate durante le quali vennero abbattuti gli edifici di Punta Perotti, il 23 aprile 2006 (ore 09,32 circa). C’erano tantissimi fotografi ed operatori, la maggior parte aveva piantato il treppiede con la macchina già pronta, (messa a fuoco regolata, esposizione controllata ogni 5 minuti con scatto di prova), perchè una volta partito il segnale della sirena (tre fischi lunghi) non ci sarebbe stato molto tempo. La posizione era obbligata per tutti, per motivi di sicurezza. Poca interpretazione, quella volta, ma molta eccitazione per l’occasione irripetibile,

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La sequenza qui sopra è stata resa possibile dalla prontezza di riflessi di Roberto. Infatti la sirena non venne azionata (o almeno nessuno di noi la sentì) per cui solo con l’arrivo del suono dell’esplosione (che precedette il fumo ed il crollo) ci rendemmo conto che “era già successo”.

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Il parcheggio di Punta Perotti il 20 aprile 2016 alle 09,30, più o meno dal punto dove furono posizionati i fotografi che documentarono l’abbattimento 10 anni fa.

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Michele Emiliano (allora Sindaco di Bari) si lascia intervistare poco prima dell’abbattimento.

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Punta Perotti, al tramonto del 31 maggio 2015, durante la “Festa dei Popoli”

CRONOLOGIA (da Wikipedia)

  • marzo 1997: la Procura di Bari ordina la confisca dell’edificio
  • novembre 1997: la Corte di Cassazione accettando il ricorso dei costruttori dispone il dissequestro dell’edificio
  • febbraio 1999: la giudice Maria Mitola dichiara la costruzione abusiva quindi ordina nuovamente confisca
  • giugno 2000: la Corte di Appello di Bari revoca il provvedimento di confisca
  • ottobre 2000: il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello ricorre per Cassazione contro la sentenza di appello
  • gennaio 2001: la Cassazione dispone il ripristino della confisca e i costruttori annunciano azione legale per richiesta di risarcimento dei danni
  • febbraio 2001: il sindaco di Bari riceve dalla Procura della Repubblica la sentenza della Corte di Cassazione
  • settembre 2002: le imprese costruttrici notificano a Comune di Bari, Regione Puglia e Soprintendenza ai beni ambientali e culturali di Bari una formale richiesta di risarcimento dei danni materiali e d’immagine
  • maggio 2004: i costruttori pignorano l’edificio
  • novembre 2004: iniziano colloqui tra amministratori comunali baresi e avvocati dei costruttori per trovare una soluzione concordata
  • ottobre 2005: il giudice di appello Di Lalla revoca l’ordinanza del giudice di esecuzione dichiarando pignorabile l’area su cui esistono i fabbricati e la possibilità di demolire dunque gli amministratori baresi annunciano la loro decisione di demolizione senza indire un referendum cittadino richiesto da molti partiti e associazioni
  • febbraio 2006: gli amministratori baresi annunciano le date di demolizione
  • aprile 2006: i fabbricati sono abbattuti con esplosivi
  • maggio 2006: inizia l’istruttoria sulle azioni di risarcimento promosse dai costruttori contro il Comune, Regione e Soprintendenza ai Beni artistici
  • gennaio 2009: secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo la confisca è avvenuta in violazione del diritto della protezione della proprietà privata e della Convenzione dei diritti dell’uomo
  • novembre 2010: il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bari Antonio Lovecchio ha revocato la confisca dei suoli, su cui sorgevano gli edifici, restituendoli ai costruttori legittimi proprietari[11].
  • maggio 2012: sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che condanna lo Stato italiano a pagare 49 milioni di euro alle imprese che costruirono Punta Perotti.[12]

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