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Riflessioni sul ritratto

by su 30/12/2013
dal libro di Adam Panczuc "Karczeby"

foto di Adam Panczuk, dal libro “Karczeby”- Il volto occupa una porzione minima dell’inquadratura, eppure è difficile pensare ad un maniera più potente di mettere in scena il carattere di una persona o – come in questo caso – di una popolazione.

Nella fotografia di ritratto (anzi nel ritratto in generale) spesso la questione principale è il posizionamento del soggetto. Ad esempio il rapporto tra le testa ed il busto, la posizione delle mani, o più in generale la postura generale del soggetto. Se si escludono i primissimi piani, l’importanza dell’intero corpo, anche vestito, è pari al quello del volto. Grande importanza ha inoltre l’ambientazione del ritratto, che mette in relazione la persona con il territorio o la propria occupazione. Quindi questo vuol dire location, abbigliamento, oggetti. Mi hanno colpito le immagini del fotografo polacco Adam Panczuk, che nel suo libro Karczeby (che è entrato nella short list  del premio del libro di Paris Photo e della Fondazione Aperture nell’edizione del 2013) ha sviluppato un suo personalissimo stile di “messa in scena” dei soggetti ritratti. Come spiega il fotografo nell’introduzione alla sua Gallery: “In uno dei dialetti parlati nella Polonia orientale, un misto di Polacco e Bielorusso, le persone fortemente attaccate alla terra coltivano da molte generazioni erano chiamate “Karczebs”. Con le loro mani nude i Karczebs hanno disboscato foreste per piantare i loro raccolti. La parola Karczeb era anche usata per descrivere ciò che resta dopo che un albero è stato tagliato: un ceppo con le radici, che rimane piantato per terra. Questo vale anche per le persone: non era facile per le autorità sradicarle dalla loro terra, anche ai tempi dello stalinismo. Il prezzo da loro pagato per l’attaccamento alla terra è stato spesso la loro libertà o la loro vita. Dopo la morte, seppelliti vicino le loro fattorie, i Karczebs stessi diventavano terra, coltivato in seguito dai loro discendenti.” Nel libro si trovano varie messe in scena di persone che ne sottolineano in maniera direi teatrale il rapporto con la terra.

foto di Adam Panczuk, dal libro Karczeby

foto di Adam Panczuk, dal libro Karczeby

Altre volte in mniera quasi miracolosa si ritrova nei gesti di una persona qualcosa che mette in rapporto la nostra idea della persona (che magari non conosciamo affatto) con il suo aspetto esteriore… Ad esempio durante un recente réportage per la Chiesa Ortodossa di Bari ho fotografato l’assistente del Metropolita Vikentij in una posa che mi ha affascinato senza capire immediatamente perchè. Si tratta in effetti di un atteggiamento di raccoglimento religioso e di predisposizione all’accoglienza che si ritrova nell’iconografia dell’Annunciazione. Ci sono quindi dei gesti e delle posture spontanee che, attraverso i secoli, ci parlano dell’interiorità della persona ritratta.

Annunciazione_RITRATTO

a sinistra, un dettaglio dall’Annunciazione di Masolino da Panicale (ca 1423 dC), a destra una mia foto in occasione delle celbrazioni del San Nicola Ortodosso a Bari. La posizione della mano e l’inclinazione del volto si prestano benissimo a rappresentare visivamente il raccoglimento religioso e la concentrazione.

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One Comment
  1. “Karczeby”, di Adam Panczuk, è stato premiato come Honorable Mention dalla giuria del Magnum Expression Award (ed. 2009). Mi colpi la diversità del progetto presentato, diverso dagli altri (sia da quello premiato, sia da quelli nella shortlist) più fedeli alla linea del reportage classico. Ho riconosciuto subito la foto di apertura del post (sinceramente non ricordavo l’autore) nonostante l’abbia vista una sola volta un paio di anni fa, ma ricordavo che avesse avuto una menzione nel concorso su citato e la storia narrata a grandi linee, e mi ha fatto piacere, leggendo l’articolo, che abbia trovato riscontro anche negli anni a seguire. Nel mio piccolo, tra tutti i reportage visti, riconoscere una foto dopo un bel po di tempo, sia indicativo del successo di quest’ultimo. Successo, forse, dettato dal fatto che è stato pensato in maniera differente dai canoni classici, ma con medesima forza espressiva.
    A presto,
    MS

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