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La profondità di un’immagine

by su 07/05/2013
Poggiardo-9699

un esempio di ridotta profondità di campo che aggiunge efficacia all’immagine. Ma cosa accadrebbe se scorrendo con il mouse sull’immagine potessimo mettere a fuoco anche altri elementi ? (Poggiardo, LE – Chiesa Matrice)

Prendo spunto da un bel “post della domenica”  di Luca Pianigiani (il suo Sunday Jumper è davvero una lettura interessante), per discutere di … fuoco e di mosso! La modificazioni del linguaggio fotografico prosegue senza sosta. Oggi sta per “crollare” un “caposaldo” che aveva bene o male resistito attraverso tutte le modificazioni degli ultimi anni: quello del controllo della profondità di campo e delle possibilità, attraverso l’ampliamento o la riduzione della stessa, nonchè della scelta del piano di messa a fuoco, di esprimere l’interpretazione del fotografo rispetto alla realtà. La possibilità di creare una selezione del piano nitido dell’immagine è davvero qualcosa che si discosta dalla visione dell’occhio umano, che invece mette a fuoco continuamente il soggetto che fissa. (un pò come la percezione della temperatura colore, che all’occhio sembra sempre corretta mentre invece nella registrazione su supporto analogico o digitale si evidenzia nelle sue differenze). E’ anche una componente del bagaglio di strumenti di Instagram, che consente di aggiungere una sfuocatura radiale o lineare all’immagine. Ora pare che anche questa componente fondamentale del linguaggio fotografico sia destinata a cambiare velocemente. Si era parlato un paio di anni fa di una camera (la Lytro) in grado di registrare un immagine con infiniti piani di fuoco, da scegliere in un secondo momento; in realtà è sempre rimasta a livello di un gadget costoso. Ora invece ci sono novità in uno degli ambiti più creativi della fotografia in questo momento, quella praticata da milioni di utenti con lo Smartphone. In questo settore c’è parecchio movimento. Si sta lavorando infatti alla possibilità di un fuoco multiplo, per permettere all’utente (fotografo) di scgeliere “a posteriori” su quale porzione dell’immagine fissare l’attenzione. Non solo, si potrà addiritttura lasciare questa scelta “aperta” e consentire all’utente finale (il fruitore dell’immagine) di navigare all’interno dei piani di messa a fuoco.  Pianigiani ci parla di due strade seguite dai produttori. La prima, (vedi qui sotto), è un sistema che permette di scattare contemporaneamente la stessa scena con 16 piani di messa a fuoco diversi. Un sistema quindi adatto anche a soggetti in movimento. E’ stato sviluppata dalla Pellican per la Nokia, che punta a diventare punto di riferimento qualitativo per le maccchine fotografiche integrate negli smarphone.

Schermata 2013-05-05 a 20.13.26

la presentazione del sistema Pelican: a smart camera (apparecchio fotografico intelligente) for your smartphone (telefono intelligente)

La seconda strada è in realtà una semplice applicazione del fuoco multiplo, una tecnica già usata da anni dai fotografi professionisti, al mondo dello smartphone. Con questa App (che richiede l’utilizzo di uno stativo ed è perciò adatta solo ai soggetti fermi) si scattano molteplici fotografie (in momenti successivi) dello stesso soggetto. Queste foto non solo vengono poi montate insieme in una unica immagine ma, cosa davvero interessante, è possibile navigare nell’immagine spostando il punto di messa a fuoco. E’ possibile vedere un esempio qui sotto:

foto di Luca Pianigiani creata cin la App Twuistfocus

foto di Luca Pianigiani creata con la app Focus Twist (€ 1,79)

Veniamo al mosso, che può essere, se voluto, un altro elemento del linguaggio fotografico. (tra l’altro, al contrario della scelta del piano focale, è specifico della fotografia perchè nel cinema il mosso del singolo fotogramma è solo un fastidio visivo). Però spesso il mosso non è cercato ma è dovuto solo a motivi contingenti (esempio: mancanza di treppiede), e quindi non sarebbe male avere la possibilità di intervenire. Già un paio di anni fa avevamo pubblicato un post (De-Blur Filter) in cui si parlava di un mitico “de-blur” filter di Photoshop, cioè un filtro in grado di rimuovere il mosso (non lo sfuocato “ottico”) calcolando il movimento della camera e correggendolo. Anche la Adobe, due anni dopo il mitico filmato in cui annunciava il De-blur Filter, presenta oggi un filtro (shake-reduction) che sostanzialmente promette di fare la stessa cosa, non lavora cioè sul “fuoco” ma sul mosso non voluto, quello causato generalmente da un tempo di otturazione lento rispetto alla situazione. Per il momento è solo uno Sneak Peek, una soffiata, una indiscrezione …

Schermata 2013-05-05 a 21.27.16

la “futura” schermata di Photoshop (CS 7 ??) con il filtro “shake reduction”

I confini del controllo del linguaggio fotografico si spostano continuamente, con decisioni che vengono da lontano, dal mondo delle imprese, dal mondo delle decisioni globali che noi conosciamo spesso in ritardo… ed è sempre più difficile tenere una propria rotta, usare gli strumenti piuttosto che lasciarsi portare dalle nuove opportunità che ci vengono continuamente offerte.

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