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Omaggio agli anni ’50

by su 28/01/2013
the_master

Freddie Quell (Joaquin Phenix) nella sua breve esperienza di fotografo ritrattista in un centro commerciale … mi piace il contrasto tra il sorriso sul volto e l’oscurità degli occhi …

L’ultimo film di Thomas Paul Anderson, The Master, mi ha stimolato qualche osservazione. E’ ambientato nel 1950, e tra i vari elementi di ambientazione (costumi, scenografia, fotografia) c’è la scelta di tonalità che richiamano le prime pellicole a colori (il kodachrome in particolare). Tutto il film è un omaggio alla fotografia di grande formato, sia nel trattamento del soggetto (il protagonista si ritrova per un breve periodo a fare il fotografo ritrattista), sia nelle scelte tecniche, come vedremo.  Sicuramente una delle prime cose che si notano è la particolare intensità dei primi piani, funzionali  ad evidenziare il tormentato rapporto tra i due protagonisti Freddie Quell (Joaquin Phoenix) e Lancaster Dodd, il Maestro (James Seymour Hoffman).  Occupandomi di ritratto ho trovato coraggiosa la scelta di ricorrere spesso ad una illuminazione dall’alto, senza alcuno schiarimento frontale o laterale. Il fatto è ancora più notevole considerando che il film è girato senza alcun risparmio di risorse, addirittura in formato “extralarge” con pellicola 65 mm (anche se alcune riprese sono girate in 35 mm per motivi di manegevolezza della cinepresa). Purtroppo in Italia non so quanti cinema siano dotati di proiettori 70 mm, comunque, anche visionandola nelle normali sale cinematografiche dotate di proiettore 35mm il risultato è una fotografia ricca di dettaglio, ma sempre asciutta, che addirittura vuole richiamare la luce ambiente. Nel film sono state usate tutte le risorse di illuminazione a disposizione di un direttore di fotografia, dalle luci a scarica (da 18 KW in giù) ai Kinoflo (tubi neon), dai Led a striscia alle lampade di scena (i practicals, cioè luci realmente presenti sulla scena e che vengono inquadrate, in cui si sostiuiscono i bulbi originali con altri più potenti). In particolare le lampade di scena sono usate per la sequenza in qui Freddie Dell lavora come fotografo ritrattista, lo si vede armeggiare con i Photoflood intorno al malcapitato soggetto ! Ancora una volta un esplicito omaggio alla fotografia degli anni 50, al ritratto in studio in cui si ricorreva a luci tagliate che disegnano il volto. Un tipo di illuminazione che non aveva paura dei contrasti marcati e delle zone d’ombra. Un pò come la fotografia di Mihai Malaimare Jr, giovane direttore di fotografia rumeno che si è trovato a dirigere un film in pellicola e con un grosso budget dopo varie esperienze in digitale. In una bell’articolo dell’American Cinematographer il Direttore ricorda: “Qualche mese prima di incontrare Paul (Anderson, il regista) avevo comprato una Crown Graphic degli anni ’40. Al mio secondo incontro con Paul l’ho portata con me ed ho pensato che sarebbe stata una grande macchina da usare per Freddie nei Grandi magazzini. Tutto si è messo a posto da solo… comporre le inquadrature come se fossero ritratti su pellicola a lastra e poi legare questo nella nostra storia”. Questo omaggio alla fotografia anni ’50 di grande formato prosegue nel racconto del direttore di fotografia che descrive anche come, per alcune riprese, abbiano addiruttura usato un suo obbiettivo Hasselblad (85 mm) dei primi anni ’60 con la montatura adattata all’attacco C della cinepresa (35mm in questo caso).

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Freddie Quell usa la Crown Graphic 4″ x 5″ di Malamaire… in alto a destra un Photoflood, tipica lampada da studio del periodo

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giusto per confronto: una foto del 1952 su Kodachrome 35mm (grazie al sito: http://www.shorpy.com/node/14492 vedere anche il nostro vecchio post)

Un altro elemento che ha contribuito alla ricchezza della fotografia è l’utilizzo (in controtendenza rispetto a quanto si fa adesso ed a quanto aveva fatto fino ad ora lo stesso Malaimare) di pellicole a bassa sensibilità (addirittura hanno usato per gli esterni una daylight da 50 ISO !!).. mi ha colpito il contrasto con l’altro film di cui ho parlato di recente (di ruggine e di ossa) in cui invece l’uso di una telecamera digitale settata a 800 ISO ha consentito al direttore di fotografia di girare con liveli di illuminazione molto bassi. Qui al contrario il set era riccamente illuminato ma la fotografia è risultata a volte “povera” in senso positivo, cioè essenziale.

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primo piano di Seymour Hoffmann

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primo piano di Joaquin Phoenix

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l’uso dei led a striscia per illuminare le riprese sul ponte della nave. I leds erano raccolti in pannelli dotati di calamite che potevano vessere senza difficoltà attacati alle strutture metalliche della nave

Una delle scene che Malamare ricorda con piacere è questa che vedete sotto, originariamente rimossa dal piano di produzione e poi all’ultimo momento reinserita dal regista. Ricorda il direttore di fotografia “Abbiamo dovuto illuminare realmente velocemente alla fine di una lunga giornata. Ho usato solo due luci, un 2000 Blonde open face (NDR una luce molto povera, senza lente di fresnel davanti) fuori dalla finestra (ovviamente gelatinato NDR) e poi un dedo light da 100 watts (una piccola luce fresnel molto direzionabile … è visibile l’effetto sul profilo dell’attore sdraiato, lo stacca impercettibilemnte dal buio retrostante) su Joaquin (Phoenix) per tirarlo un pò su. Il pigiama di Amy era molto riflettente, abbiamo avuto un bello schiarimento … E’ strano pensare come uno può illuminare una scena con sole due luci e farla sembrare molto “stilizzata” e poi invece utilizzare 20 punti luce e cercare di farli sembrare luce ambiente.” Bella questa osservazione, illumina un pò il senso del lavoro sull’immagine che viene compiuto dietro le quinte.

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la scena illuminata con sole due luci così come descritta sopra…

Mihai Mlamare tiene a ricordare sul suo sito che rimane sempre uno “still photographer”, cioè un fotografo (contrapposto al “cinematographer” cioè il direttore di fotografia). Qui sotto una foto dal suo album “rumeno”:

005

dal sito di Malaimare: http://www.malaimarejr.com/

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2 commenti
  1. un bel post che mi ha incuriosita molto, sicuramente vedrò questo film

    • Sono contento che lo abbia trovato interessante… A presto

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