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La fine è un inizio ?

by su 02/02/2012

illustrazione tratta dall'articolo dell'Economist del 14 gennaio 2012

La smaterializzazione della civiltà occidentale ed il declino della Kodak sembrano strettamente collegati. Siamo sempre meno connessi ad oggetti materiali, se per materiale intendiamo oggetti che si possono toccare come i libri, le stampe fotografiche, i dischi, e sempre più dipendenti da immagini e suoni che ci vengono recapitati aparentemente senza sforzo e senza spesa. Ma attenzione perchè il mondo materiale ritorna sempre, infatti anche per produrre i tablets o gli I-Phone servono materie prime (magari metalli rari, magari si trovano solo nel cuore di tenebra dell’Africa Equatoriale), servono fabbriche, servono operai…Per fruire del flusso di informazioni in cui siamo immersi abbiamo bisogno di energia elettrica, server, cavi di fibre ottiche che attraversano i mari … La pellicola fotografica ha accellerato la sua corsa verso la smaterializzazione con le notizie che arrivano da Rochester, storica sede della Kodak. Forse la grande casa americana non ha saputo modificare in tempo la rotta, ed ha portato qualche giorno fa i libri contabili in tribunale. Per chiunque si sia occupato di fotografia negli anni 80 e 90, la Kodak è stata sinonimo di fotografia; anche se altre case produttrici fornivano prodotti usatissimi (la Fuji ad esempio con la Velvia, l’Agfa con lo sviluppo Rodinal, la Ilford con la FP4 ecc). Alcune pellicole Kodak erano praticamente lo standard in determinati lavori (ad esempio il kodachrome per il reportage, la 64T in formato piano per i lavori di arredamento in studio). Come è potuto accadere che una azienda con un tale vantaggio sui concorrenti abbia perso per strada tanti lavoratori (ai tempi d’oro negli anni ’80 la Kodak dava lavoro a quasi 130.000 persone nel mondo. Ricordiamo ad esempio il deposito di Marcianise (CE), dove a volte andavamo quando nelle emergenze non c’era neanche il tempo di aspettare il corriere) e tutto il suo valore in borsa? Si potrebbe pensare, con il senno di poi, che era facile prevedere un crollo del mercato della pellicola fotografica, tuttavia  una macchina aziendale delle dimensioni della Kodak ha  tempi di risposta certamente non brevi. Durante gli anni 90 la vendita di pellicola è cresciuta continuamente e nel 2001 la KODAK ha registrato il suo record assoluto di vendita nel settore. Poi il declino. Certo, la Kodak detiene ancora tanti brevetti e già si profila una estenuante battaglia legale per ricavarne il più possibile e difendere gli usi indebiti … pare anche che la kodak si lancerà nel settore della produzione di pellicole per la produzione di energia elettrica dal sole e forse diventerà tra i primi produttori di pannelli solari flessibili. La Fuji per contro presenta un esempio positivo di adattamento, è riuscita per esepio a sfruttare la sua esperienza nella produzione delle pellicole fotografiche per diventare leader mondiale nella produzione di pellicole per schermi LCD, in particolare di quelli destinati alla vsione in 3D. La casa gialla, come  veniva affettuosamente definita l’ azienda di Rochester,   aveva  avuto tante idee innovative (ad esempio aveva prodotto nel lontano 1975 la prima macchina fotografica digitale – in BN), ma non è riuscita poi  a sfruttarle commercialmente. Il suo management aveva  invece  puntato prima sul settore medico, poi venduto per fare cassa, e recentemente sul mercato delle stampanti ink-jet di qualità, un segmento già affollato in cui Epson e HP sono da tempo leader (in particolare la Epson che ha introdotto lo standard “Digigraphie” per la stampa Fine Art).

La vera domanda è: potrà sopravvivere la pellicola come prodotto di nicchia ? oppure la complessità ed il costo della produzione industriale è tale che non consente la andare al di sotto di una certa soglia ? La Kodak sopravviverà ma non è detto che i fotografi che ancora utilizzano la pellicola potranno continuare ad avvalersi dei prodotti che erano abituati ad utilizzare. Paradossalmente è più facile produrre materiale sensibile non argentico  (ad esempio la gomma bicromata), ripercorrendo a ritroso la strada dell’invenzione stessa della fotografica, che non tentare di produrre “pochi” rullini di una moderna pellicola a colori …

fonti:

Raffaele Simone la civiltà smateriale (La Repubblica – 01 febbraio 2012 . pg 55)

The Huffington Post (edizione francese)

The Economist del 14 gennaio 2012

Financial Times del 19 gennaio 2012

whatatheythink.com

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3 commenti
  1. Complimenti, davvero un ottimo articolo!

    Purtroppo, la situazione della Kodak è un grande dispiacere per tutti gli amanti della fotografia. D’altronde, il gigante statunitense ha fatto ben poco per scongiurare questa crisi, rendendosi conto con colpevole ritardo di quanto il suo settore stesse cambiando.

    Se può interessarti, anche io ho scritto a riguardo. Ti lascio il link al mio post…

    http://beapptodate.wordpress.com/2012/01/20/fallimentokodak/

    Un saluto! 🙂

    – Daniele –

  2. vorrei segnalare, a proposito della base materiale del nostro mondo che sembra cosi “smaterializzato”, questo bellissimo reprotage del New York Times sulla produzione degli Ipad in Cina:
    http://www.nytimes.com/2012/01/26/business/ieconomy-apples-ipad-and-the-human-costs-for-workers-in-china.html?_r=1&pagewanted=all
    tradotto nell’ultimo numero di Internazionale

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