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Le foto degli altri

by su 17/01/2012

Untitled (Cowboy) 1989 - Opera di Richard Prince (riproduzione di una pagina pubbliciataria con foto di Jim Kranz) - stampa fotografica a colori 50" x 70"

una foto di Jim Krantz utilizzata per una inserzione della nota marca di sigarette ...

Al fotografo professionista spesso non viene riconosciuto lo status di Autore… qui ci interessa parlare di questo caso dove il lavoro di un (peraltro bravissimo e ben pagato) “semplice” fotografo professionista è stato rivisitato da un artista contemporaneo ed è diventato opera d’arte, inserita nel circuito relativo e venduta come tale. In altre parole è sorprendente (e per me, a titolo personale, amaro) il rapporto che c’è tra chi usa la fotografia come strumento di lavoro su commissione e da chi ne fa un’opera d’arte. Richard Prince, uno degli artisti statunitensi più quotati, è stato consacrato lo scorso anno da una grande mostra alla Bibliotheque Nationale di Parigi. Prince è considerato uno dei principali rappresentanti del postmodernismo, ed è un teorico dell’appropriazione delle immagini altrui. Partendo il più delle volte da riviste rielabora le immagini che ritiene più significative della società contemporanea. È diventato celebre (e ricchissimo – una sua stampa è stata battuta nel 2005 per 1.200.000,00 dollari) rifotografando i cowboy delle pubblicità di una nota marca di sigarette. Ma che ne è dell’autore originale delle fotografie create per la campagna pubblicitaria (ideata dalla Leo Burnett) ? In un bell’articolo del 2007 il New York Times racconta dell’incontro tra il fotografo Jim Krantz e l’opera di Prince. Mi ha colpito la frase di Prince interpellato da Randy Kennedy, il giornalista del New York Times autore dell’articolo: “non avevo mai associato la pubblictà ad un Autore “. Questo è il punto: il lavoro del fotografo professionista viene percepito come qualcosa di anonimo, anche quando rende possibile la creazione di una campagna da milioni di dollari (grazie a quella campagna la Marlboro – all’epoca conosciuta sopratutto dalle fumatrici- riposizionò con successo il suo marchio verso un pubblico maschile). Il blog “A Photoeditor” ha ripreso l’argomento due anni dopo, approfondendo il rapporto tra l’Autore dell’opera originale e l’artista che si è approriato della foto, creando a sua volta una nuova opera d’arte … Può questo essere paragonato ad un campionamento musicale inserito in un brano rap ? Per esempio i Massive Attack che nel loro album più famoso (Mezzanine) citano i Velvet Underground) ? Non lo so, mi sembra che nel campionamento la rielaborazione sia tale da rendere completamente diversa la situazione. Una nota positiva: successivamente il fotografo Jim Krantz è entrato a sua volta nel circuito artistico, esponendo in varie gallerie sia negli Stati Uniti che in Europa.

Christian Caujolle l’anno scorso citava un’altra notizia che arriva dagli Stati Uniti. “Prince è stato appena condannato da una corte newyorchese a distruggere una serie di opere stimate milioni di dollari, molte delle quali già vendute. Nel 2008, per la sua mostra Canal Zone, Prince aveva usato le foto del francese Patrick Cariou, pubblicate nel libro del 2000, Yes, Rasta, in alcuni casi riproducendole integralmente. Malgrado gli interventi di Prince, la corte ha considerato le sue opere contraffazioni che violano il diritto d’autore. Prince, che ricorrerà in appello, ribatte di non aver contraffatto un bel niente. È nel suo diritto. Ma è anche diritto degli altri artisti cercare di difendere il loro lavoro”. (Internazionale, numero 893, 15 aprile 2011). Comè andata  a finire ? Bisognerà aspettare fino al 25 gennaio quando verrà deciso il giudizio di appello, ma pare che Richard Prince abbia buone possibilità di ribaltare il primo giudizio (potete leggere qui un resoconto dettagliato). Uno degli argomenti (sollevato dalla Warhol Foundation) è che la riapproriazione di opere d’arte altrui è una tradizione artisitica che può essere fatta risalire ad illustri precedenti che vanno da Andy Warhol a Marcel Duchamp …

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One Comment
  1. Il discorso è complesso.
    Per sommi capi: la dislocazione di un oggetto a fini estetici l’ha inaugurata Marcel Duchamp con la sua “Fountain” nel 1917. Troverei comico un processo intentato dal designer di quell’orinatoio, magari pur validissimo professionista del disegno industriale, per difendere i suoi diritti come autore. Sono battaglie di retroguardia che rischiano di farci tornare indietro di oltre cento anni.
    Prince non ha usato quella fotografia del cowboy per fare la pubblicità su un’altra rivista e nemmeno ha rubato i negativi originali. Ha invece “rifotografato” un oggetto stampato su cui era riprodotta quella immagine, lo ha ingrandito fino a vederne il retino tipografico e lo ha ritagliato nella parte di suo interesse. La corsa del cowboy verso destra sul margine della fotografia diventa un’altra cosa. Ha un altro senso. Questa è una operazione estetica. Che poi il mercato dell’arte contemporanea la trovi così strabiliante concettualmente da premiarla con quotazioni da capogiro non può essere una colpa ascritta a Prince. Ovviamente IMHO.

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