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C’ è troppa gente che fotografa?

by su 19/09/2011

“New York 2010” – foto di Pedro Meyer

Desidero presentare la traduzione integrale un articolo di Pedro Meyer, fondatore e direttore di Zone Zero“Are too many people taking photographs ?” dove l’Autore con molta pacatezza riflette su uno dei temi più controversi dell’ era digitale. In particolare ho apprezzato la sua visione positiva sulla diffusione massiccia e non sempre pienamente consapevole della fotografia. Pedro Meyer ritiene, secondo me a ragione, che ormai la fotografia di massa è qualcosa con cui tutti dobbiamo confrontarci. Diciamola tutta, noi fotografi abbiamo da qualche anno il dente avvelenato verso questa invasione di fotografie prodotte da non professionisti e che ormai condizionano il mercato dell’ immagine e hanno cambiato la vita di tanti operatori dell’ immagine. Ai tempi d’oro della fotografia professionale, anni 60-70 e parte degli anni 80, c’era una corsa verso il miglioramento della professione e si era creato un circolo virtuoso dove ciascuno cercava fare meglio del proprio collega e le Aziende facevano a gara nel comunicare attraverso la fotografia. Poi, dopo un lento e inesorabile il declino, l’ obbiettivo è diventato unicamente il costo; il digitale ha poi suggellato il tutto e ormai il confronto nel valutare una fotografia è unicamente il suo costo. L’ impressione è che ci si sia assuefatti ad una generale mancanza di qualità e quindi non si capisca il motivo per pagare un professionista quando si può trovare la stessa foto, (si va bene, non proprio la stessa !),  a costi di gran lunga inferiori. E’ come quando ci si abitua a pasteggiare con vino scadente ed alla fine non si apprezza più il gusto di una buona etichetta. Lungi dal piangermi addosso e dal maledire il digitale, che peraltro ha semplificato e migliorato tanto il nostro lavoro, ho ritenuto interessante proporre questo editoriale di Pedro Mayer che qui ho tradotto in italiano. In particolare sono stato colpito da una sua riflessione sulla fotografia. Pedro Meyer  si chiede se forse la fotografia sia diventata oggi un commodity; un semilavorato, aggiungo io, su cui si innestano altri processi, a cura del fotoritoccatore, del fotolito, dell’ editore, dell’ art director. La fotografia dunque  perde forse qualsiasi peculiarità dovuta all’ autore e la sua  discriminante è solo il prezzo? Bisogna spiegare a questo punto il significato di questo termine tecnico del mondo finanziario, non traducibile in italiano.

Commodity è un termine inglese che indica un bene per cui c’è domanda ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile, cioè il prodotto è lo stesso indipendentemente da chi lo produce, come per esempio il petrolio o il latte. Entrato oramai nel gergo commerciale ed economico per la mancanza di un equivalente italiano, deriva dal francese commodité, col significato di ottenibile comodamente,pratico. Una commodity deve essere facilmente stoccabile e conservabile nel tempo, cioè non perdere le caratteristiche originarie. (da wikipedia)

 Pedro Mayer  è tra i più riconosciuti rappresentanti della fotografia contemporanea. Ha prodotto centinaia di mostre e pubblicato tanti lavori ma soprattutto è un instancabile divulgatore. E’ il fondatore e direttore del sito di fotografia Zone Zero che fra le altre cose ospita il lavoro di oltre un migliaio di fotografi ed è visitato mensilmente da oltre 200.000 persone. Invito tutti a visitarlo per avere una panoramica della fotografia contemporanea. Pubblica editoriali in inglese e spagnolo.

Ecco quindi la mia traduzione del suo editoriale pubblicato a Novembre 2010 sul sito Zone zero

Are too many People taking photographs ?   di Pedro Meyer / Zone Zero

“Mi è stato chiesto molte volte cosa penso del fatto che al giorno d’ oggi quasi tutti scattano fotografie. La domanda naturalmente è retorica. Suggerisce che la fotografia sia diventata così comune, banale, quasi da trasformarsi in una “commodity*” (una materia prima senza nessuna differenza da chi l’ abbia prodotta come il petrolio, il rame o un qualsiasi semilavorato industriale ndt) allontanandosi dalla sua aurea di raffinatezza e unicità e/o dal merito di essere vista come una forma di arte; dopo tutto la maggior parte della gente fa fotografie che sono piuttosto brutte. Da sempre la mia risposta è stata la stessa. Sono più che contento del fatto che così tanta più gente faccia fotografie in rapporto a, diciamo, giusto una decina di anni fa. Lasciatemi spiegare: Se ci fosse questo genere di dibattito nel mondo della scrittura, probabilmente nessuno obbietterebbe che una nazione faccia tutti gli sforzi necessari per raggiungere una completa alfabetizzazione. E in verità, in tutto il mondo c’ è una forte consapevolezza di quanto sia importante l’ istruzione, quanto meno nella lingua dominante della nazione in questione. Nessuno nelle proprie facoltà mentali si aspetterebbe che qualcuno passi dal non saper leggere e scrivere al diventare un poeta laureato. Tuttavia, in qualche modo le aspettative che sono state sostenute per la fotografia sono di questo tipo. Ci aspettiamo che fotografie riprese da persone che fino a ieri non avevano neanche una macchina fotografica, vengano fuori con buone immagini e se questo non succede, allora ne siamo delusi.

Cerchiamo di approfondire questo concetto: Essere analfabeta da un punto di vista visuale è l’ equivalente di non saper leggere e scrivere. Tuttavia mentre le macchine fotografiche sono diventate più diffuse, il prezzo dell’ attrezzatura è calato in maniera considerevole e il costo di uno scatto è ormai vicino allo zero, il numero delle fotografie è cresciuto esponenzialmente. In altre parole sempre più persone, analfabete dal punto di vista della cultura fotografica, fanno fotografie, perchè lo possono fare, non perchè hanno acquisito una propria cultura visiva prima di fare le loro foto. Aggiungi a questo che tutte le nuove tecnologie che abbiamo disponibili oggi, hanno creato delle fotocamere che sono così “intelligenti” che prendono la maggior parte delle decisioni al posto del fotografo per quanto riguarda l’ esposizione e qualche volta anche l’ inquadratura, permettendo al nostro nuovo fotografo di ottenere risultati che premiano lo sforzo di spingere il bottone di scatto. E’ quasi l’ equivalente di qualcuno che che parla al microfono e il computer traducendo il suono della voce lo trasforma in un testo scritto. Non diremmo in questo caso che la persona ha imparato a scrivere. Ebbene lo stesso accade quando una fotocamera riprende una foto che è accettabile benché chi sta dietro l’ obbiettivo non abbia la benché minima idea di cosa sia la fotografia. Così è successo che i costi per accedere alla fotografia si siano così abbassati che la stessa sia diventata un processo molto più democratico. Inoltre la tecnologia ha permesso a chiunque di ottenere un qualche tipo di risultato interessante. Questo suggerirebbe che benché le foto siano prodotte, non siano proprio il risultato di una decisione spontanea, come quando sei consapevole di quello che stai facendo. Così come le fotocamere di sicurezza registrano le immagini ma noi non definiamo questi risultati come realizzazioni di un fotografo. Detto questo, ci dobbiamo chiedere quanto queste riflessioni siano valide. Dopo tutto come si può dire che qualcuno non sappia ciò che sta facendo ? Magari quello che sta succedendo oggi deve essere visto sotto una luce completamente differente ( senza gioco di parole).

Consideriamo ad esempio come il fatto  che ogni adolescente spedisca fotografie delle sue esperienze a tutti i suoi amici andrebbe annoverato certamente tra le forme di espressione autobiografica,  benché priva della consapevolezza proria del processo creativo. Infatti io credo che quest’ ondata di immagini ha lasciato la comunità intellettuale faccia a faccia con nuove sfide per capire e vedere la fotografia sotto una nuava luce. Certamente il concetto di “brutta fotografia ” si sta diffondendo come concetto con cui confrontarsi. Una “brutta fotografia” ha affrancato una “bella fotografia” dal diventare qualcos’altro? Per come la vedo io, con così tanti milioni di persone  che hanno provato a produrre immagini, la loro curiosità per fare qualcosa di diverso e nuovo rispetto ai loro risultati precedenti, condurrà probabilmente verso una nuova era di alfabetizzazione visuale e di padronanza tecnica e lascerà il mondo dei curatori (di fotografia ndt) a grattarsi il capo pensando a dove condurrà tutto ciò. Come può chiunque si occupi di fotografia nel XXI secolo, tacciare come insignificante la massa di fotografi che si sono creati ? La testimonianza globale che si è prodotta in tutto il mondo e che riguarda così tanto la nostra vita quotidiana in questo periodo, diventerà sicuramente una sorgente fondamentale di informazioni per le prossime generazioni. Se questo fosse il suo unico merito, da solo darebbe importanza a tutto quello che è stato fotografato. Questo apre il campo alla fotografia nel regno dell’ educazione e dell’ editoria, in modalità che probabilmente esploderanno nei prossimi anni. Il costo di ingresso per partecipare al mondo della creatività è sceso così tanto che possiamo veramente dire che se vuoi fare un film, registrare un disco, fare foto, pubblicare un libro e così via, il costo non va sicuramente oltre le tue possibilità economiche. E’ finalmente possibile concentrarsi sulla parte più significativa dell’ atto creativo  e questo significa che se hai qualcosa di importante da condividere lo puoi fare. E se non sai che dire, non ti preoccupare, allora almeno divertiti nel fare quello che colpisce la tua fantasia. Quello che conta è anche contribuire in qualche misura a fare stare bene quelli che ti circondano; dopo tutto la felicità è contagiosa e chi sa, magari senza che tu lo sappia stai cambiando la faccia della fotografia per sempre.

 Sono personalmente molto gratificato nel vedere così tanta gente nel mondo occupata in attività creative, che potevamo a malapena credere possibili non molto tempo fa.”

Pedro Meyer

Coyoacàn, Mexico City Novembre 2010

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7 commenti
  1. sì tutti ora possono fotrografare perchè non serve più conoscere a cosa serve il diaframma e cos’è la distanza iperfocale………o quale tipo di pellicola comprare e come svilupparla per avere certo effetto….ecc ecc ecc….i computer ci hanno aiutato e si sostituiscono al nostro cervello in molti campi.
    Pensiamo banalmente alla robotica nei processi produttivi complessi…….si chiama innovazione tecnologica.

    Facile accesso al mezzo e alla soluzione tecnica con grandi saving sui costi di prova, sviluppo stampa ecc…..ricordo quando prima di scattare si impiegava 15 min su un paesaggio studiando luce, angolazione …ogni scatto costava e tanto.
    Oggi scattano con il motore, si reinquadra, si lavora con photoshop……..oggi esiste la postproduzione digitale (che non è esattamente la stessa cosa della camera oscura).

    Risolto il problema tecnico resta, per fortuna dei fotografi professionisti , la parte creativa dove la composizione creativa, l’attimo, l’esperienza fanno la fotografia!

    La massificazione, la semplificazione e la riduzione dei tempi di “esperienza” aiuta il neofita che testa, impara , si confronta anche con questa parte e quindi ciò che aumenta è la cultura della fotografia.

    Quindi sicuramente un processo di sviluppo culturale su questo mondo che oggi soprattutto in Italia manca.

    Molte persone dipingono, pochi sanno farlo davvero……..ma tutti ne conoscono e apprezzano il valore creativo.
    Il costo è relativo.
    Molti oggi fanno matrimoni e cerimonie varie, producendo grazie al digitale e un pò di esperienza un prodotto di base…..e molti purtroppo per i Fotografi comprano il prezzo.
    Anche nel business (moda, fasion ecc) sta succedendo la stessa cosa purtroppo.
    Ma questo significa solo che è aumentata l’offerta di prodotto e che quindi è fondamentale evidenziare e comunicare correttamente il PLUS del proprio mestiere e differenziare il portfolio abbandonando ciò che non richiede più uno scatto ma solo delle fotografie di catalogo………..

    gianni santilio

  2. andrea::tognoli permalink

    Grazie per avermi invitato alla lettura di questo interessantissimo editoriale che condivido quasi completamente.
    Andrea Tognoli

  3. Marina Brancaccio permalink

    Molto interessante e purtroppo molto vero. Quando tre anni fa cominciai a mettere le foto su Flickr quelle dei pochi contatti che avevo mi sembravano bellissime, oggi nonostante che ho centuplicato i contatti, sono poche le foto che trovo interessanti, le mie stesse non mi soddisfano più e vorrei tanto avere l’estro per sperimentare qualcosa di nuovo, proprio per questa inflazione di immagini. Grazie Marina

  4. Grazie per l’invio articoli ed editoriali sempre interessanti

  5. Francesco Campanile permalink

    La diffusione della cultura passa attraverso la diffusione dello strumento per produrla assimilarla ed interpretarla. Allo stesso modo si potrebbe dire che c’è troppa gente che legge, va a teatro, sente musica. Nella lettura della fotografia in particolare non si puó prescindere dalla sensibilità che si acquista guardando un oggetto o un soggetto in un certo modo. L’interesse per l’arte muove masse culturalmente evolute.e le mostre servono a orientare le sensibilitá in una direzione di maggior consapevolezza del bello. Colui che produce col proprio intelletto..l’artista nel suo creare usa mezzi che sono propri pur essendo di massa. L’arte e la cultura non possono e non devono essere relegate in una elite ma diffuse per l’emancipazione culturale di un popolo. Cordiali saluti

    • Sono perfettamente d’accordo, leggendo tutto il post si può cogliere appunto lo spirito del testo di Pedro Meyer, che è in sintonia con quanto lei dice …

  6. A mio parere proprio la grande diffusione degli scatti fa apprezzare sempre piu’ le fotografie d’autore che, d’altronde, si riconoscono immediatamente! Non e’ facile scattare una foto come New York 2010!!!!

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