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La necessità dei volti

by su 12/07/2011

Anonimo - Sahara occidentale 2003-2008 ripresa con un telefono cellulare (immagine presentata dal fotografo Patrizio Esposito)

A proposito di fotografia e informazione: le nuove tecnologie liberano il  gesto dalla complessità e dal peso dell'”attrezzatura”, (potremo presto viaggiare con un unico apparecchio che sostiuirà fotocamera, cinepresa, navigatore, telefono, registratore ecc,); permettono l’accesso alla rappresentazione anche da parte di chi non possiede nessuna cultura o capacità tecnologica. L’uso del cellulare ha consentito, in particolare, di rendere visibili situazioni assolutamente irrapresentabili da parte della “fotografia professionale” anche intesa, come ora, in senso molto allargato. Possiamo quindi usare queste infinite potenzialità tecnologiche per scattare foto di vacanza oppure per testimoniare dei cambiamenti delle società in trasformazione (vedi quanto è successo in Nord Africa o ancora più di recente in Siria).

Nel caso del popolo Sahrawi la scelta di fotografare con mezzi occasionali, diciamo sopratutto telefoni cellulari, non è un fatto estetico ma una questione di lotta per la sopravvivenza. Una mostra in corso a Beirut (presso il Beirut Art Center), “SAHARA OCCIDENTALE, con poche immagini”  curata da un gruppo eterogeneo (Fatima Mahfoud, Yasmine Eid-Sabbagh, Patrizio Esposito, Jean Lamore, Mario Martone, Gianluca Solla) composto da scrittori, filosofi, fotografi, registi e attivisti, mostra la situazione in questo angolo di mondo (il Sahara Occidentale). La mostra si inserisce nella rassegna “Image in the aftermath” che si propone di studiare, accostando vari lavori, le immagini (la loro eccessiva quantità o al contrario la loro assenza) in quanto esse stesse conseguenza (aftermath) degli eventi ( e quindi non solo testimonianza o ricerca estetica ma prodotti). Come scrivono i curatori della mostra: “le immagini servono come strumenti di resistenza quando diventano prove di una esistenza che può altrimenti essere minacciata o negata”. Lontano dai riflettori dei media internazionali gli abitanti di questo sfortunato territorio continuano ad inviare al mondo segni della loro esistenza e della loro sofferenza. In particolare hanno creato un Archivio fotografico dove hanno dapprima conservato le foto del “nemico” (i soldati marocchini caduti) e poi le loro … Il fotografo Patrizio Esposito (tra i curatori della mostra) si è già in passato occupato della questione, segnaliamo in particolare un bel ciclo andato in onda lo scorso anno su Radio 3 (Saharawi, necessità dei volti , da cui abbiamo tratto il titolo del nostro post). Si può anche leggere l’articolo di Gianluca Solla e Riccardo Panattoni  su “Alias” del 18 giugno 2011. (ricco di altre notizie sull’argomento). I due autori , che insegnano Filosfia all’Università di Verona, hanno scritto un libro (il corpo delle immagini. Per una filosofia del visibile e del sensibile – Edizioni Marietti – 2008) in cui si sono occupati, tra l’altro, del rapporto tra il popolo Saharawi e la fotografia.

I cellulari di nuova generazione, gli smartphones, hanno aperto un campo infinito di possibilità perchè, oltre ad aver migliorato l’hardware (risoluzione, qualità delle ottiche) hanno hanno consentito la nascita di tutto un mondo di apps (applications), alcune gratuite altre a pagamento, che consentono di trattare e modificare le immagini oltre che naturalmente di condividerle sui principali networks sociali…Sicuramente l’app più diffusa è hipstamatic … come recita il loro claim: la fotografia digitale non è mai sembrata così analogica … segnaliamo anche la concorrente Istagram, gratuita, che consente di ottenere risultati molto simili.

Il punto è: questa abbondanza di mezzi serve solo a migliorare immagini banali che hanno magari bisogno di essere effettate (cioè sovraccaricate di senso: viraggi, vignettature, sfuocature ecc.) per poter ragggiungere la loro efficacia, oppure realmente abbiamo a disposizione strumenti che possono essere coscientemente utilizzati da noi fotografi che in quel momento stiamo magari usando, invece del tradizionale apparecchio, uno smartphone ?

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