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Note da Barcellona

by su 31/07/2012

Claude Nori – da “Stromboli” 1991

Presso Valid Photo Gallery, ampia retrospettiva riguardo il lavoro dell’autore francese Claude Nori (1949). La mostra, visibile fino a settembre, propone Stromboli, Néréides, e Les désirs sont déjà des souvenirs.
I lavori in bianco e nero e a colori, rappresentano spesso scene di flert estivi un po’ stile Jerry Calà anni ’80 ; figure femminili in atteggiamenti d’attesa e di sconsolatezza. Altre, alle prese con giochi di spiaggia.
Ci sono poi differenti immagini di teen ager che duettano in modo giocoso davanti alla camera chissà forse nascondendo qualche piccolo imbarazzo ; calzoncini stile Madonna (la cantante) e costumi interi, rimandano a mode e tendenze riprese ciclicamente. Eppure Madonna è un ever green.
Un’altra visione di Nori riguardo il panorama femminile risulta essere in quache scatto specialmente della serie Stromboli in cui vige il rapporto corpo-natura ; fare un tuffo da qualche costa rocciosa evoca apprezzabili idealismi da ricondurre anche alla rivoluzione sessuale degli settanta.
Nelle foto di Nori comunque il filo conduttore rimane il bel paese ; la Sicilia in primis per la sua natura selvaggia e l’Emilia Romagna per gli usi e costumi. Fichi d’india e piadine regnano in una cultura che si basa anche sulla ricchezza e particolarità dei prodotti della tavola.
Con Bernard Plossu, Nori fonda Contrejour, base diffusiva fotografica attraverso la creazione dell’omonima rivista, casa editrice e galleria radicata a Montparnasse diffondendo così la nouvelle photographie (Guy Le Querrec, Bernard Plossu, Arnaud Claass, Denis Roche, Pierre et Gilles, Jeanloup Sieff, Gilless Peress e altri) cui contenuti visivi rappresentano spesso l’apertura al mondo riconducibile al motto francese di Liberté, Égalité e Fraternité.

Masao Yamamoto – Nakazora #955

Nella stessa galleria fotografica, in precedenza, è stata presentata al pubblico la prima retrospettiva di Masao Yamamoto (1957) autore giapponese di profondo spessore espressivo-poetico attraverso la scrittura con la luce.
A box of ku, Nakazora e Kawa = flow sono stati i tre lavori proposti che racchiudono complessivamente le tematiche dell’autore. La vena intimista contraddistingue un orientamento visuale verso la delicatezza e il vuoto di un paessaggio per piccoli tratti statico.
La fotografia intesa come passatempo e attenzione selettiva, rivolge la percezione a dettagli spesso non presenti nella vita di tutti i giorni ; ecco così che l’ingenuità e la rinuncia possono diventare valori utili volti a un bilanciamento culturale spesso troppo caratterizzato dall’interesse e dalla convenienza strumentale.
L’analogia di Yamamoto nel correlare l’essere umano all’essere naturale indica un certo valore tradizionale orientale in cui microcosmo e macrocosmo tenderebbero alla somiglianza ; oggigiorno invece, segnano, come la stesso autore sottolinea, una forte incongruenza (sisma/tsunami dell’11 marzo 2011).

Consuelo Bautista – El Raval – 2004

Continuando la carrellata visuale nella capitale catalana, presso l’ Archivo fotografico di Barcellona   è visibile il lavoro di Consuelo Bautista (Bogotà, 1957) sul quartiere del Raval (2004-2010).
Per incarico dello stesso Archivio, la fotografa colombiana si dedica a micronarrazioni della cultura urbana con specificità concrete che fanno riferimento ormai a un tema portante per qualsiasi curioso del barrio chino. L’eterogeneità vigente caratterizzata dalla presenza di un gran numero mondiale di comunità, prospetta così un ambiente denso di variegati culturali tanto che ultimamente il MACBA organizza visite guidate a piedi per il quartiere.
L’esposizione visibile fino al 26 gennaio 2013 è ampliata da diversi scatti storici di alcuni autori spagnoli come Joan Colom e Xavier Miserachs.

Emilio Lekuona – Silent Vacuum XVIII

Per concludere, presso la Galleria Alejandro Sales ,  si è da poco conclusa la mostra Silent Vacuum di Emilio Lekuona.
Le 24 stampe in monocromia su carta cotone rappresentano la sua inesauribile ricerca del silenzio. In questo caso Lekuona ha solamente 24 ore a disposizione concesse dai frati benedettini per plasmare visualmente la sua opera. Ecco allora gli ambienti interni diventare scenari di un vissuto che lascia tracce di un’assenza silenziosa. L’idea dell’autore di smussare gli angoli delle stampe, rende la visione più onirica.

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