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Un solo giga

by su 16/04/2012

ritratto del musicista Sam Roberts - foto di Derek Shapton

Riprendendo tutte quelle inutili e ridondanti immagini non sto facendo altro che passare il testimone al futuro me stesso, quello che starà seduto disperatamente per ore davanti al computer” (Derek Shapton).

qualche riga da questo bel post del fotografo canadese Derek Shapton (grazie a Rob Haggard di A PhotoEditor per averlo segnalato). Derek è un fotografo professionista che lavora su commissione per riviste (redazionali, ritratti) :  “(…) quando facevo la selezione dai provini a contatto, gli scatti buoni saltavano letteralmente fuori dal foglio… era come vedere il tuo nome scritto male in una pagina di testo !! sceglievo i fotogrammi con la lente di ingrandimento, ignoravo il resto, e andavo avanti con la mia vita… Potevo selezionare tutta una sessione di ritratto, da 5 a 10 provini a contatto in 10 minuti !  Cinque provini a contatto … sarebbero 60 fotogrammi. Aspetta un attimo! cosa ?  se scattassi 60 fotogrammi adesso mi sentirei un pigrone. Ora uso almeno 8 gigabyte, 280-300 fotogrammi, anche per i lavori più semplici (…) ma il mio modo di fotografare è migliorato con tutte queste immagini in più ? Direi di no. La mia fede nelle mie convinzioni fotografiche si è annacquata. Prima lavoravo in maniera molto più consapevole, sapendo che avevo solo 12 inquadrature a disposizione prima di dover cambiare il dorso. Vedevo qualcosa ma poi mi dicevo: non voglio sprecare questo scatto – un pensiero che ora non attraversa mai la mia mente ! Sicuramente ora riesco a fotografare dei momenti che altrimenti, con un approccio più prudente, non avrei mai colto; ma per la maggior parte del tempo non faccio altro che generare spazzatura mascherata da fotografia. Riprendendo tutte quelle ridondanti, inutili immagini non sto facendo altro che passare il testimone al futuro me stesso, quello che starà seduto disperatamente per ore davanti al computer. (…)L’immagine qui sopra è un ritratto recente del musicista Sam Roberts, scattata ai margini di un réportage per una rivista. Il mio incarico infatti non prevedeva ritratti, ma mi si era presentata una opprtunità imprevista; avevo scattato tutta la giornata senza scaricare le schede, e me ne era rimasta solo una da un gigabyte.  Sono andato sulla location avendo in mente tre diverse situazioni, ho scattato poco ma lentamente e metodicamente ; alla fine avevo 26 fotogrammi (l’equivalente di circa due rulli 120) e, sopratutto, c’era la foto che volevo. (…) Così questa è la sfida: sul prossimo lavoro, perchè non portare solo una scheda da un giga ? “.

Nota storica: quando si lavorava con le fotocamere medio formato la sessione di ripresa “classica” era scandita dal ritmo dei 12 scatti – che sono il numero di fotogrammi 6×6 contenuti in un rullo 120. C’erano anche – per alcuni tipi di pellicole- i rulli 220, con 24 fotogrammi a disposizione; ma non sono mai stati molto usati. Ogni 12 fotogrammi bisognava quindi ricaricare il dorso oppure cambiarlo nel caso si disponesse di più di un dorso. La scheda da un giga di cui parla l’Autore corrisponderebbe invece concettualmente al classico rullino da 36 fotogrammi (il nuero esatto delle foto dipende dalle dimensioni dei files Raw). Mi piace questo articolo perchè mostra come l’esperienza dell’utilizzo del mezzo analogico possa portare, senza nostalgia, ad una “ecologia” della fotografia digitale… infatti chiunque lavoro a vario tipo con l’immagine digitale ha il grosso problema della conservazione e archivazione dei dati, perchè alla fine il lavoro più impegnativo è quello della selezione… e poi non si butta mai niente ! anche perchè “con la postproduzione si fanno miracoli”… insomma, vogliamo usare la scheda da un Giga (magari per i lavori personali, dove abbiamo più controllo sulla situazione) ?

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9 commenti
  1. … riflessioni che condivido, dobbiamo prendere solo la parte positiva del digitale…
    saluti!

  2. Rosalba permalink

    sono daccordo, quando scatto so quello che vedo e quello che voglio, io vengo da “24 /36 foto o niente per anni”, la selezione la fa il mio cervello in pochissimi secondi, l’unico lusso è il taglio che faccio dopo e per giocare qualche eccesso nel colore. Nonostante questo ho accumulato tante cose inutili, la mania di documentare che non interesserà mai nessuno. Però c’è passione, e che altro ci serve per lo stupore dello sguardo? Rosalba

  3. Ottimo post! (perché non inserite la condivisione anche con Twitter?
    ciao!
    c

  4. E’ vero che la fotografia digitale predispone ad una minore attenzione al singolo scatto. Ma è anche vero che scattare in digitale e pensare in analogico è limitante. La post produzione è più che mai parte integrante del processo creativo. L’immagine adesso può anche scaturire dopo un lungo lavoro davanti al PC piuttosto che in una frazione di secondo con l’oculare all’occhio e in questo non c’è niente di male. La fotografia digitale rappresenta una nuova frontiera tutta ancora da esplorare; è un nuovo medium con proprie peculiarità. E se la sua azione fosse più simile a quella della rete piuttosto che all’amo da pesca? Se fosse l’anello di congiunzione tra pittura e fotografia? Non è che ormai si associa la banalità imperante sui social network alla fotografia digitale e ci si scaglia contro questa invece che contro quella?

    • è verissimo: bisogna pensare in maniera diversa, cioè non si può ragionare in maniera “analogica” lavorando con il digitale… sono d’accordo… e c’è tanto da esplorare… però, secondo me, a volte avere ( o porsi) dei limiti (come ad esempio il numero di fotogrammi a disposizione) può essere un elemento di arricchimento della propria consapevolezza…

  5. Sì la consapevolezza è sempre una cosa importante! E a proposito di nuovo medium, pensiamo alle cinemagrafia!! http://www.reflexlist.com/notizia.asp?idpulsante=175&titolo=Da%20Microsoft%20un%20tool%20per%20creare%20cinemagraph

  6. Reblogged this on Federico Giusti.

    • grazie mille e complimenti per il tuo blog !

      • eh..figurati!!! complimenti anche al tuo!!

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