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Una memoria storica degli anni ’70

by su 27/02/2012

foto di Anna Boye – District V (dalla mostra in corso presso il MACBA)

Presso il Museo d’Arte Contemporanea di Barcelona (MACBA) fino al 20 maggio è possibile visitare un’esposizione di oltre 600 immagini ricavata dagli Archivi del Centro Internazionale di Fotografia di Barcellona, (CIFB) che ha svolto le sue pioneristiche attività di insegnamento, ricerca e di diffusione della fotografia tra il 1978 ed il 1983 nel difficile periodo della transizione democratica spagnola. “Il fulcro della mostra è un progetto documentario sulla vita quotidiana a Barcellona e nelle sue immediate vicinanze, un tema che sarebbe divenuto il principale e più originale contributo del CIFB alla memoria storica degli anni ’70. I lavori in mostra sono stati realizzati da studenti e docenti insieme ad altri fotografi in qualche modo legati alle attività del CIFB. E’ una rappresentazione collettiva di una città traumatizzata alla fine di una lunga dittatura, alla vigilia del profondo rinnovamento urbano degli anni ’80, nel momento del manifestarsi di nuove comportamenti sociali, di emergenze micropolitiche e di nuove forme di resistenza che avrebbero portato alla riscoperta dello spazio pubblico.” (dal testo dipresentazione del MACBA)

un workshop di Lucho Poirot - forse 1979

La metropoli catalana è un ricco pot-pourri di convergenze etniche motivate anche da studi politici applicati ai diritti sociali canalizzati a seconda del contesto socio-culturale. Ecco così che si delineano maggiormente gli spazi condivisi da studenti americani ed europei interessati al tema franchista e ai movimenti rivoluzionari per la lotta alla libertà come avveniva più ferocemente in Irlanda del Nord e in Palestina ; questo tema a livello generale europeo è molto preso in considerazione così da offrire molte più possibilità rispetto all’Italia di seguire la ricerca sociale in Centro e Nord Europa dove anche la prospettiva formativa universitaria è meno condizionata da nepotismo e conservatorismo. Da sottolineare a livello generale di vita l’efficienza dei trasporti pubblici in Spagna e a una semplicità di stile di vita non troppo condizionato dall’Illuminismo francese che ha centrato nella “dea ragione” qualsiasi prospettiva funzionale. Ecco quindi che la ragione può trasformarsi in ego e potere…Al contrario, la differenziazione culturale offre la possibilità di integrare molteplici prospettive su una realtà caratterizzata in parte e giustamente dall’aspetto culturale. Tornando al Centre Internacional de fotografía Barcelona cui nascita avviene nell’anno 1978, si riscontrano a mio parere, dinamiche di attuazione simili a quelle di Officine Fotografiche di Roma. Anche le strutture presentano analogie di obiettivi manifesti cui collocazione territoriale propone il riscatto di quei luoghi sorti a seguito della prima età d’industrializzazione.

 Ecco alcuni punti di possibile condivisione :

  • L’Insegnamento della fotografia e la concezione dell’immagine come agente costitutivo della cultura sociale e ambiente sociale.
  • L’Immagine come mezzo di comunicazione sociale.
  • Esposizioni fotografiche.
  • Proiezioni di documentari.
  • Dibattiti e presentazioni pubbliche di libri.

La mediazione in ambito culturale con le istituzioni pubbliche e private prevede anche una forte applicabilità e coinvolgimento sul campo e sul territorio così da seguire tutto il flusso dell’operato, condizione fondamentale per curare le tantissime fasi e dettagli necessari per offrire un così ampio ventaglio di possibilità ed eventi. Da apprezzare molto anche l’attività di sviluppo di scrittura fotografica nel contesto di incontro tra associati di Officine Fotografiche rendendo così possibile una partecipazione libera e ben contrastata dai lettori delle immagini che accolgono e commentano gli scatti. La tradizione di cultura documentaristica del Centre Internacional de fotografía Barcelona, risale al 1974 e al riferimento americano dell’International Center of Photography. Le Jornades Catalanes de Fotografía (Giornate Catalane di Fotografia) sempre in quegli anni (1978-1983), sugellavano i fermenti fotografici ben condivisi dal Festival Rencontres Internationales de la Photographie d’Arles e dal Taller Mediterraneo de Fotografía de Cadaqués. Frutto di tale operato risulta l’incorporazione della fotografia negli studi artistici in quegli anni. Spostando l’attenzione sui contenuti visivi della mostra del MACBA, si possono distinguere tre differenti livelli situazionali :

 -Primo ambito: rappresentazione dei quartieri popolari e dei sui abitanti. Autori : Anna Boyé, Pep Cuntíes, Jordi Pol, Esteve Lucerón, Xavier Alavedra, Enric Aguilera, Jordi Sarrà, Humberto Rivas, Lluís Casals, Manolo Laguillo, Ferran Freixa.

-Secondo ambito: proiezione di diapositive sull’antico ospedale mentale de la Santa Creu. Autori : Jesus Atienza, Pep Cuntíes, Eduardo Subías.

-Terzo ambito: rappresentazione di spettacoli popolari e pratiche carnevalesche ; subcultura gay e transessuale. Autori : Eduardo Subías, Anna Boyé, Jordi Sarrà, Josep Tobella, Lucho Poirot, Miguel Arnal, Sergi Capellas, Jordi Garcia e Xavier Rosselló.

Il trauma dei quartieri distrutti dalla guerra nella città di Barcellona nei differenti scatti dell’esposizione, nella realtà, mette in moto quel processo incredibilmente rapido di urbanizzazione ripreso anche da altre città europee dalla stessa caratterizzazione storica, una su tutte la città di Berlino.Il portare in materia le riflessioni artistiche, sociali e culturali possono seguire per queste realtà, un codice di lettura prossimo allo stile Bauhaus cui riferimento all’uso del vetro e dell’acciaio permette un determinato discorso visivo in parte rappresentato dalla mostra fotografica di Andrea Veneri a Roma inaugurata la scorsa settimana presso la galleria Doozo.

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