Che Guevara fotografo
Una mostra, a Roma, (dal 17 giugno all’11 settembre a Sant’Egidio) propone un ampio numero di immagini (232) del Che Guevara (1928 – 1967) in versione fotografo. Le immagini provengono dal Centro de Estudios Che Guevara all’Avana (Cuba). Allestita al primo piano, la raccolta presenta stampe a colori e in bianco e nero. Oltre alle fotografie, diversi lungometraggi, centrati sulle amicizie e conoscenze del Che, rivelano delle “tranches de vie” in relazione al suo spirito libero che lo ha portato in diverse aree del mondo esplorando in primo luogo le condizioni umane e dei lavoratori, in un’azione continua al servizio degli oppressi e dei sofferenti. Nel suo atteggiamento fotografico è da apprezzare lo stile di un mito che affascina tutt’ora differenti fasce d’età; Che Guevara infatti, eroe politico, militare e medico, rappresenta l’incarnazione di quell’uomo romantico animato dagli ideali del “basso”, del proletariato e della vita di lotta. Le sue immagini sono come sassolini lasciati lungo il tragitto ; la sua motivazione più intima, invece di documentare ciò che più gli stava a cuore, manifesta una profonda vena poetica nell’entrare a contatto con i differenti ambienti, nel fare esperienza e nel catturare qualcosa di unico ed irripetibile; una sensazione, un’emozione, una contemplazione. Le immagini mettono in risalto la personalità dell’Autore, eterno innamorato dello scorrere della vita, il cui riassunto per immagini ne sintetizza le sequenze, proponendo valori e simboli narrativi che trascendono la semantica della letteratura; la fotografia diviene così un ibrido documentaristico, espressivo e comunicativo. Oltre alla silhouette del Che con il classico sigaro, mi ha colpito molto un suo autoritratto su una bicicletta con due camere d’aria intorno alle spalle : l’archetipo dell’esploratore di una volta mostra un veicolo umano attraverso il quale vita e pensiero si mescolano nella polvere delle strade battute dove tutto può succedere facendo del viaggio un mistero da vivere e da cogliere attraverso immagini che avranno una loro unica esistenza.
Ricordiamo per finire il film del 2004 di Walter Salles sul Che viaggiatore (in moto questa volta): “I diari della motocicletta“




