Incontro a Roma con Christian Caujolle

Fotografia di Pete Souza. Questa foto, che ha fatto il giro del mondo, è stata commentata da C.Caujolle su Internazionale N° 897 (clicca sulla foto per leggere il commento)
Nell’attivissimo spazio di Officine Fotografiche di Roma (via Libetta 1), venerdi 26 maggio dalle ore 20,00, alle 22,00 si è svolto l’incontro conferenza con Christian Caujolle. Poliedrico studioso, prima studente e poi collega di Michel Foucault, Roland Barthes e Pierre Bordieau, Christian Caujolle dal 1979 inizia a scrivere di fotografia nelle pagine cultura del quotidiano francese Libération e, nel 1981, ne diviene capo redattore responsabile della fotografia. E’ lui che darà al quotidiano diretto da Serge July la sua forte identità visiva e contribuirà a ridefinire lo spazio del fotogiornalismo e della fotografia in un quotidiano d’informazione: per esempio, nel 1981, con la “Correspondance new-yorkaise”, dà carta bianca a Raymond Depardon, che pubblica sotto forma di romanzo fotografico le sue impressioni personali di un suo soggiorno a New York, oppure prende l’iniziativa di mandare la reporter Françoise Huguier nel mondo del prêt-à-porter, o ancora pubblica il “Carnet” di Sophie Calle, lavoro che la renderà famosa. Nel 1986 fonda l’agenzia VU’ e, nel 1998, l’omonima galleria che dirige fino al 2006. (Fonte: Officine Fotografiche)
L’evento ha fatto rilevare un’altissima presenza di pubblico per uno dei più noti personaggi all’interno del mondo della fotografia in particolare e della cultura visuale in generale. Il tema proposto, la virtualità dell’immagine contemporanea, è stato approcciato dalle differenti prospettive di un’epoca ormai lanciata nell’era dell’enorme quantità di produzione difficilmente utile nell’intricato processo comprensivo di ciò che si vede in relazione alle immagini. L’evento infatti si è aperto con la dimostrazione inequivocabile di quanto sostenuto, visualizzando su internet in poco più di venti decimi di secondo, il numero di immagini (21 milioni) trovate sul motore di ricerca google proponendo come parola chiave “Roma”. Tale constatazione ha creato la possibilità di contestualizzazione e manifestazione di un mondo comunicativo la cui virtualità ha stravolto la concezione immagine sotto differenti aspetti. La fruizione dell’immagine di per sé quindi propone l’enorme rischio della superficialità produttiva nel processo dell’acquisizione digitale dell’immagine la cui decontestualizzazione ne concretizza un valore ambiguo con conseguenti mancanze di senso nel processo cognitivo e catturando l’attenzione dello spettatore in un processo spettacolarizzato parente stretto della mentalità e prospettiva americane.
Basti pensare all’esempio che Christian Caujolle estrae dalla sua esperienza didattica: i suoi alunni, sollecitati da una domanda relativa a chi avesse visto una mucca, riportano in massa risposte affermative basate quasi esclusivamente su internet e solo in piccola parte proponendo una dinamica empirica, reale in quanto fattuale della relazione oggetto-soggetto. La rappresentazione del mondo attraverso l’immagine quindi in quest’epoca di spazio virtuale, evidenzia la mancanza del processo artigianale ed artistico in cui l’oggetto è “creatura” del proprio autore il cui percorso è caratterizzato da scelte proprie in riferimento sempre al contesto storico-sociale. Tra altri esempi fondamentali che provano a circoscrivere il senso di quanto detto, si pensi al fatto che anche la latitudine temporale della esposizione propone una rivoluzione della cultura visiva contemporanea ponendo particolare enfasi al tema del congelamento dell’attimo, che con le reflex digitali può compiersi a velocità lampo (1/3.200 !). Tempo, spazio e produzione, le immagini di contenuto semiotico stravolgono la storia della fotografia, in perfetta armonia contemporanea. Simbolo di quanto detto può essere la scrittura olografica cui fondamenti sono materia ed energia.

